Giunge in questi giorni la notizia di una possibile ennesima tregua alla guerra di sterminio e pulizia etnica dello Stato d'Israele nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania, nel Libano e nel Golan “siriano”. Alcune cose debbono continuare a essere chiare. Qualunque sia l'esito immediato di questa vicenda sanguinosa, altro frutto avvelenato delle dinamiche imperialiste, è evidente che non ci sarà sbocco né politico-militare né umanitario. Lo Stato d'Israele continuerà a svolgere il ruolo di gendarme armato dell'area medio-orientale che gli è stato affidato dall'imperialismo USA, con il tacito e ipocrita consenso degli imperialismi “alleati” e con quello “conflittuale” delle potenze emergenti, nel silenzio colpevole e complice delle borghesie arabe, di cui tutte le fazioni palestinesi fanno parte a pieno titolo.
Il genocidio perpetrato dallo Stato d'Israele ai danni dei proletari della Striscia di Gaza e dintorni (e lasciamo per il momento da parte le “imprese” dei “coloni” israeliani sostenuti dal loro esercito in Cisgiordania) non ha fatto “soltanto” 60mila o, secondo alcuni studi al di sopra delle parti, 100mila morti. Quanti saranno i morti futuri per le conseguenze di ferite invalidanti, per l'impossibilità di sopravvivere senza braccia o gambe, di ricevere cure adeguate a patologie preesistenti o sviluppatesi in tutti questi mesi di massacro incessante oppure destinate a presentarsi nel prossimo futuro, a fronte di strutture ospedaliere decimate? Oppure, molto più crudelmente, per la nuda fame, la nuda denutrizione?