DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco.

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Gaza: nessuna illusione

Giunge in questi giorni la notizia di una possibile ennesima tregua alla guerra di sterminio e pulizia etnica dello Stato d'Israele nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania, nel Libano e nel Golan “siriano”.  Alcune cose debbono continuare a essere chiare. Qualunque sia l'esito immediato di questa vicenda sanguinosa, altro frutto avvelenato delle dinamiche imperialiste, è evidente che non ci sarà sbocco né politico-militare né umanitario. Lo Stato d'Israele continuerà a svolgere il ruolo di gendarme armato dell'area medio-orientale che gli è stato affidato dall'imperialismo USA, con il tacito e ipocrita consenso degli imperialismi “alleati” e con quello “conflittuale” delle potenze emergenti, nel silenzio colpevole e complice delle borghesie arabe, di cui tutte le fazioni palestinesi fanno parte a pieno titolo.

La tragedia del proletariato di Gaza, della Cisgiordania e della diaspora, non avrà termine, finché esso rimarrà drammaticamente ingabbiato entro la prospettiva nazionale e nazionalista (il “popolo”, la “patria”), di cui si fanno portavoce fazioni borghesi più o meno militanti, militariste e bigotte come Hamas (e tutti quelli che continuano ad accodarglisi nel grottesco “Fronte della resistenza”) o la corrotta Autorità Nazionale Palestinese. Quando anche, in futuro e attraverso altri, inevitabili massacri, dovesse concretizzarsi la “soluzione dei due Stati”, non solo non cesserà la guerra all'interno della polveriera medio-orientale, sempre più simile a quella balcanica da cui si sprigionò la Prima Guerra Mondiale (essa pure, come la Seconda, espressione di dinamiche inter-imperialiste), ma il proletariato palestinese, fiaccato da decenni di interclassismo controrivoluzionario, continuerà a essere vittima non di uno, ma di due nemici: la borghesia israeliana e il suo Stato e quella palestinese e il suo Stato.

Avrà la forza di affrontarli e combatterli? Da qui, nel cuore dell’imperialismo mondiale (europeo, americano, asiatico), deve tornare ad affermarsi, nella teoria e soprattutto nella pratica, l'internazionalismo proletario: guerra contro tutte le borghesie nazionali e i loro Stati e in primo luogo contro la “propria” borghesia, troncando una volta per sempre la colpevole, suicida e omicida, complicità nazionale e nazionalista, fin troppo alimentata, in tutti questi anni e in tutti i paesi, da sedicenti forze “di sinistra”. Classe contro classe e non popolo contro popolo; internazionalismo antinazionale e non “federazione di popoli”; lotta aperta contro tutte le borghesie, soprattutto contro la “propria”; disfattismo rivoluzionario e fraternizzazione tra proletari contro il nuovo massacro inter-imperialista mondiale che si prepara. Altra via non c’è.

                                                                                                                                4 ottobre 2025

Gaza: nessuna illusione

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