Sotto la pressione della crisi mondiale del modo di produzione capitalistico, la situazione medio-orientale si fa, giorno dopo giorno, sempre più critica. La guerra fra Israele e Iran, comunque si sviluppi nell'immediato futuro, ne è al contempo un sintomo e un fattore di accelerazione e aggravamento.
Lo Stato d’Israele, già impegnato nella pulizia etnica a Gaza e dintorni, svolge appieno la funzione e il ruolo che gli sono stati assegnati, nell'immediato secondo dopoguerra, dalle potenze imperialiste uscite vittoriose, USA e URSS in testa, seguite a ruota da Francia e Inghilterra: la funzione e il ruolo di gendarme armato, pagato e sostenuto dagli interessi del capitalismo mondiale, nel cuore di una regione gonfia di petrolio, gas e altre materie prime preziose, e crocevia di scambi internazionali. Da parte loro, le locali borghesie (arabe e non), laiche o bigotte, corrotte e reazionarie, pavide di fronte agli imperialismi più forti, non hanno fatto e non fanno che tenersi ben stretti i giacimenti dell'oro nero e seguire l'odore dei soldi: che siano dollari, rubli, euro o yen non importa.