DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco.

I proletari non hanno patria

I comunisti rivoluzionari non sono assolutamente sorpresi dalle vicende recenti che stanno sconvolgendo il mondo e portando la discussione sulla “terza guerra mondiale” nei salotti dei talk show televisivi e nei bar. Non vogliamo qui prendere di mira la destra borghese più o meno fascista: è un nemico dichiarato. Il problema sono i falsi amici riformisti, pacifisti, democratici: tutta gente che ha illuso e continua a illudere la nostra classe che sia ancora possibile migliorare il capitalismo, eliminarne le contraddizioni. Spesso si spacciano addirittura per comunisti: ma il comunismo è la negazione attiva e organizzata del dominio borghese, tanto nelle sue forme democratiche quanto nelle sue forme fasciste. Essere comunisti significa opporsi a tutte le guerre imperialiste, dichiarare guerra aperta contro il capitale e prima di tutto contro la propria borghesia.

Quando scoppiano le guerre, cadono tutti gli asini, soprattutto i finti rivoluzionari e i pacifisti! Nessun pacifismo ha mai fermato una guerra: alla vigilia dello scontro, i pacifisti si sono schierati con la propria patria, trovando sempre un’elevata giustificazione morale per coprire il proprio voltafaccia. La Seconda Internazionale, riformista e democratica, si frantumò quando ogni partito socialista votò i crediti di guerra per difendere la propria nazione. Lo stalinismo poi ha trascinato il proletariato nel macello della Seconda guerra mondiale, in nome della difesa di una sedicente “patria socialista” e di un miserevole antifascismo democratico e interclassista. Solo le rivoluzioni proletarie hanno fermato la guerra, come negli esempi storici e pratici della Comune di Parigi e della Rivoluzione d’Ottobre. Davanti al tradimento della Seconda Internazionale, la parola dei bolscevichi e della Sinistra comunista fu concorde: “Trasformare la guerra imperialista in guerra civile!”. Solo la rivoluzione comunista potrà porre fine al ciclo infernale delle guerre mondiali, in cui si muove questo sistema di produzione ormai solo assassino.

Ma, oggi come allora, democratici, pacifisti, riformisti e finti comunisti rifiutano questa parola d’ordine. Ne hanno paura! E allora noi lo gridiamo più forte: “trasformare la guerra imperialista in guerra contro la propria borghesia, lavorando per il disfattismo contro tutti gli Stati, per la fraternizzazione armata tra tutti i proletari”. Con una prospettiva di lotta, questa parola d'ordine spiega ai proletari, ai giovani che sentono la necessità di un cambio radicale, chi sono gli alleati e chi sono i nemici. Essere comunisti rivoluzionari e internazionalisti significa sostenere e spingere fino in fondo la lotta tra proletariato e borghesia: fino alla necessità della conquista violenta del potere politico, la disarticolazione e la distruzione dello Stato borghese, l'istituzione della dittatura del proletariato, indispensabile strumento di transizione e definitivo passaggio verso la società senza divisione sociale del lavoro, senza proprietà privata, senza confini, senza classi.

Dobbiamo smascherare chi dice di essere contro questa “Europa della guerra”, e illude che sia possibile una “Europa di pace democratica e lavoro per tutti”, trascinando i proletari a schierarsi per un “imperialismo europeo”; peggio ancora poi, quando blatera di essere contro la guerra e intanto sente l'Italia, la Germania, la Francia, la Spagna o la Palestina come una “Patria” per cui dare la vita. I proletari non hanno patria. Essere comunisti significa lottare per la distruzione di tutte le patrie e il superamento di tutte le nazioni, a partire dalla Patria-galera in cui si è nati e si viene sfruttati.

Se oggi siamo nel punto più basso della storia plurisecolare del proletariato, disorganizzato e quasi totalmente incapace di difendersi, è proprio perché è stato trascinato verso obiettivi conservatori: democratici, pacifisti, di “difesa della Costituzione”, di nazionalismo democratico. Di fronte al disastro che si svolge sotto i nostri occhi (miseria crescente, masse disperate costrette a migrare, genocidi, guerre, epidemie, distruzione dell’ambiente, diseguaglianza estrema), queste false speranze sono il disperato e assassino tentativo di mantenere in vita il vecchio mondo! Ci accusano di ripetere analisi obsolete, di essere fuori dalla storia: ma il comunismo rappresenta il futuro, l'eutanasia necessaria di un sistema ormai dannoso e putrescente. Non è una ideologia fra le tante: è il movimento che cambia lo stato delle cose presenti, portato avanti dalle masse costrette a lottare contro il capitalismo dalle condizioni sempre meno sostenibili generate dal capitalismo e guidate dalla loro avanguardia rivoluzionaria, organizzata internazionalmente nel partito comunista!

È ora di aver chiaro per cosa lottare! È ora di non cadere nelle trappole riformiste!

Lotta di classe per la difesa esclusiva dei propri interessi, indipendentemente dalle compatibilità con l’economia nazionale e aziendale. Disfattismo contro il proprio Stato nazionale! Trasformare la guerra imperialista in guerra civile!

Solo un movimento con questi obiettivi e una lotta di classe guidata fino in fondo dall'organo-partito potranno opporsi alla guerra: altro che lamentosi presidi e pacifiche sfilate di volenterosi chiacchieroni!

 

(volantino diffuso in occasione dello sciopero del 15 marzo 2025 e in altre occasioni)

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