DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco.
Featured

Dalla Germania: Come le democrazie esercitano una nuova forma di repressione

Stato totalitario e autoritario, controllo totale, censura dei media, abolizione dei cosiddetti “diritti fondamentali democratici” e della libertà di espressione, divieti di esercitare professioni, repressione contro gli oppositori e distruzione economica dei mezzi di sussistenza – tutto questo è, per i liberali e per la sinistra borghese (che sono veementi sostenitori delle ideologie e delle illusioni democratiche) le caratteristiche essenziali di una società fascista, alla quale contrappongono la propria democrazia.


Su una cosa hanno ragione: queste sono effettivamente caratteristiche del fascismo. Ciò, tuttavia, non è in contrasto con la democrazia, ed è qui che inizia il grave errore di ragionamento. Fascismo e democrazia sono innanzitutto entrambe forme di governo all’interno di una società capitalista. Però non si presentano separate l’una dall’altra, ma sono fuse tra loro come due metalli – si potrebbe dire come il rame e lo stagno, che danno poi origine all’ottone, più stabile. E in effetti la democrazia che ha una sostanza fascista, come abbiamo sempre sottolineato, è più stabile di una democrazia “idealizzata” o di un fascismo puramente repressivo. È logico, del resto, che lo Stato borghese attinga all’intero repertorio delle proprie esperienze storiche e dei propri concetti economici e politici. Perché una democrazia dovrebbe rinunciare ai metodi fascisti? La società borghese è priva di principi nella misura in cui in essa vengono impiegati tutti i mezzi per mantenere l’unico principio realmente valido, quello della produzione di plusvalore e della massimizzazione del profitto – per questo ogni mezzo e ogni ideologia sono leciti.
Gli esempi del continuo potenziamento dei mezzi repressivi sono molti. Innanzitutto, gran parte di ciò avviene a livello preventivo. Pensiamo, ad esempio, alla sempre maggiore  professionalizzazione della polizia, alla creazione di unità speciali, alle strategie di repressione delle rivolte, all’inasprimento delle leggi, all’azione repressiva della giustizia e alle sempre nuove possibilità di sorveglianza. In confronto, la polizia prussiana della Repubblica di Weimar appare più che ridicola, goffa e dilettantesca. Si tratta di cose che non percepiamo direttamente nella vita quotidiana – ciò che rimane è, per il momento, “solo” la minaccia del monopolio della forza da parte degli apparati statali di violenza e repressione. Se, ad esempio, viene sgomberato un appartamento o una casa, viene organizzata una manifestazione illegale o uno sciopero vietato, lo Stato è in grado, a suo piacimento, di innescare la propria spirale di escalation: dall’ufficiale giudiziario al poliziotto di pattuglia fino alle unità speciali, quando tutto il resto non serve a nulla. È paragonabile a un malvivente che riscuote il pizzo, e tiene in mano una pistola come gesto intimidatorio, ma di norma non deve sparare un solo colpo né ferire nessuno per imporre la propria volontà – pur essendo comunque pronto a farlo, se necessario. 
Ma, come sappiamo, la violenza è già stata esercitata quando un pensionato deve lasciare la propria casa dopo tanti anni e, nelle condizioni attuali, non può permettersene una nuova. Nel capitalismo questo è quasi troppo banale per suscitare qualsiasi indignazione, sebbene esistano azioni di resistenza contro gli sfratti che – pur essendo solo simboliche e destinate inevitabilmente al fallimento contro il potere statale – contribuiscono comunque alla presa di coscienza e alla mobilitazione della classe proletaria.
Oltre a questa critica di fondo alla democrazia borghese e all’inefficacia della critica morale al suo carattere fascista, vogliamo soffermarci su alcuni inasprimenti attuali che rappresentano una nuova “qualità”, ma che restano in gran parte inosservati dall’opinione pubblica. Ad esempio, nel 2021 è stato inasprito il §188 del Codice penale tedesco – “Diffamazione e calunnia nei confronti di persone della vita politica” –, ma anche l’applicazione di paragrafi già esistenti come il §185 del Codice penale tedesco (“Offesa”) è stata inasprita da parte degli organi di repressione e dei tribunali.
Nel 2024, qualcuno ha pubblicato un post in cui definiva “Schwachkopf” (=imbecille, cretino, un gioco di parole con il nome dell’azienda di cosmetici Schwarzkopf) l’allora ministro dell’Economia Habeck, le cui competenze tecniche erano state messe in dubbio da gran parte dell’opinione pubblica, anche in ambito conservatore, a seguito di numerose dichiarazioni incompetenti. Le conseguenze furono una perquisizione domiciliare e il sequestro di apparecchiature, con l’accusa iniziale, tra l’altro, di violazione degli articoli 185 (Ingiuria), 188 (Ingiuria rivolta a un politico) e 130 (Istigazione all’odio razziale) del Codice penale tedesco. Casi come questo si verificarono poi in diverse situazioni. Il 5 marzo 2026, si è verificato un altro episodio durante una manifestazione studentesca contro la reintroduzione del servizio militare obbligatorio e il bellicismo tedesco: a causa di un cartello con la scritta “MERZ LECK EIER” (“Merz lecca-uova”, in riferimento alla sottomissione del Cancelliere federale nei confronti del Presidente degli Stati Uniti Trump), la polizia ha sequestrato il cartello e ha allontanato dalla manifestazione un diciottenne per avviare indagini in base al sospetto iniziale di “diffamazione e calunnia nei confronti di persone della vita politica”.
Ben più gravi sono altre misure repressive, che godono di sempre maggiore popolarità e possono cancellare l’esistenza di associazioni, media, imprese o persone. Al giorno d’oggi dipendiamo quotidianamente dai pagamenti digitali, che si tratti della ricezione dello stipendio o di indennità sostitutive, del pagamento dell’affitto, delle bollette, della spesa o persino del pagamento di servizi statali presso gli uffici pubblici: senza un conto bancario non si va più da nessuna parte e con il contante si riesce a cavarsela per lo più solo al supermercato o al ristorante. In questo ambito sono stati sviluppati mezzi di varia perfidia per mettere a tacere opinioni indesiderate e distruggere esistenze – e in non pochi casi basta la paura di un'opinione del genere o di perdere il lavoro per imporre un'obbedienza preventiva (o chi vorrebbe diventare vittima di una delle seguenti misure statali?!): 
Il debanking. Ma di che cosa si tratta esattamente? Come è noto, vige la libertà contrattuale e ogni banca può – valutando il proprio rischio – decidere di interrompere i rapporti commerciali con un cliente. Si tratta quindi di repressione statale? Per rispondere a questa domanda, esaminiamo un caso noto all’interno della scena di sinistra, che ha avuto risalto anche sui media borghesi: anche la Rote Hilfe, un’organizzazione di sostegno per i prigionieri politici di sinistra o per le persone colpite dalla repressione statale, è stata colpita dal debanking. Il governo statunitense aveva classificato come gruppo terroristico il gruppo tedesco “Antifa Ost” (che in realtà non esiste, ma è stato costruito giuridicamente dallo Stato per perseguire persone che si erano difese dagli estremisti di destra). Per questo motivo, la GLS-Bank (la banca cooperativa socio-ecologica più nota della Germania) e la Sparkasse Göttingen temevano ripercussioni negative sui mercati finanziari, poiché in un comunicato del governo statunitense si afferma che anche il “sostegno materiale consapevole” all’”Antifa Ost” costituisce un reato. Secondo questa logica, già il semplice sostegno alle persone colpite dalla repressione nei procedimenti giudiziari dovrebbe essere interpretato come “finanziamento del terrorismo”. Questo caso mostra quali conseguenze possa avere l'esercizio di pressioni da parte dello Stato, anche se, a seguito di un procedimento giudiziario vinto dalla Rote Hilfe, il conto ha dovuto essere riaperto – e l'elenco delle organizzazioni colpite dal debanking è lungo (come vari gruppi stalinisti, trotskisti o anarchici quali il DKP, il MLPD, l'Anarchist Black Cross ecc.), con esiti diversi. Anche negli Stati Uniti è arrivata questa “tendenza”, come dimostra l’esempio del cittadino statunitense Scott Ritter, che critica il proprio governo soprattutto su YouTube.
Ancora più drastiche sono le conseguenze per l’esistenza di chi è colpito dalle sanzioni dell’UE, come ad esempio gli influencer Alina Lipp, Thomas Röper, Nathalie Yamb, il giornalista di sinistra Hüseyin Doğru o l’ex colonnello svizzero Jacques Baud. "I miei conti bancari in Germania sono stati bloccati, gli importi in essi contenuti sono stati confiscati e il conto è stato chiuso. I pagamenti sul mio conto bancario russo sono impediti dalle sanzioni UE a cui le banche si attengono", scrive la donna di origini tedesco-russe (tagesschau.de).
“Per il settantenne Baud, che dichiara di risiedere a Bruxelles e pubblica presso case editrici nell’area UE, le conseguenze sono notevoli. Il suo patrimonio è congelato e ai cittadini e alle imprese dell’UE è vietato mettergli a disposizione fondi, beni finanziari o risorse economiche. Inoltre, non può né entrare né transitare nell’area UE. Dato che vive già a Bruxelles, è bloccato lì.” (srf.ch) Se viola la sanzione, è perseguibile penalmente – e chi lo aiuta, ad esempio facendo la spesa per lui, dandogli denaro o mettendogli a disposizione un appartamento, è anch’esso perseguibile penalmente. Si è già scherzato (per quanto lo si possa fare in un caso del genere) sul fatto che anche fare la spesa dal panettiere sarebbe un reato (sia per Baud che per il venditore, dato che si tratterebbe di un rapporto d’affari).
Anche il giornalista di sinistra Hüsein Doğru è ugualmente colpito dalle sanzioni dell’UE. Il Berliner Zeitung ne parla con il titolo “Non possiamo più sfamare i nostri figli” e la Junge Welt scrive: “L’Ufficio centrale per l’applicazione delle sanzioni (ZfS), che fa capo al Ministero delle Finanze di Lars Klingbeil (SPD), ha ora 'sequestrato' i conti della moglie di Doğru – una misura che colpisce direttamente anche i figli comuni, un bambino di sette anni, e due neonati. ‘Ora non possiamo più provvedere a loro’, ha detto Doğru in un’intervista con jW. ‘Lo Stato tedesco ha fatto precipitare i miei figli in una catastrofe umanitaria.’… La ZfS motiva la punizione collettiva di fatto della famiglia con la supposizione che i fondi sui conti di sua moglie siano sotto il controllo di Doğru. Dopotutto, la coppia avrebbe una «stretta relazione di vicinanza». Come esempio di interconnessione economica tra i due viene citata un’assicurazione auto per un veicolo in comune, stipulata da sua moglie.” Più cinici di così non si può!
L’imposizione delle sanzioni UE avviene senza audizione e senza sentenza giudiziaria, esclusivamente su decisione del Consiglio dell’Unione Europea, in questi casi a causa di presunta propaganda filo-russa (immaginate se tutti i propagandisti filo-occidentali venissero sanzionati: si potrebbe facilmente riempire un’isola grande quanto la Svizzera!) o di copertura mediatica filo-palestinese. 
Inoltre, vengono sempre più spesso imposte misure, come la revoca dello status di utilità pubblica delle associazioni (temporaneamente, VVN-BDA e Attac), che hanno effetto retroattivo e mettono le organizzazioni interessate in gravi difficoltà finanziarie, al fine di indebolire le organizzazioni politiche sgradite.
A ciò si aggiunge l'inasprimento delle leggi di polizia, ormai in vigore nella maggior parte dei Länder, che spesso prevede misure quali l'uso di trojan di Stato, braccialetti elettronici, periodi di detenzione preventiva più lunghi, l'intervento in caso di “pericolo imminente” (anche se non è ancora stato pianificato alcun reato concreto), l’uso di sistemi di intelligenza artificiale come Palantir (per poter identificare persone potenzialmente “pericolose”), il riconoscimento facciale e una videosorveglianza capillare.
Tutto questo avviene in un periodo caratterizzato dalla crisi strutturale del capitalismo con tutte le sue conseguenze (stagnazione e riduzione dei salari, inflazione, aggravamento della questione abitativa, aumento delle dinamiche belliciste, ecc.) – come preparazione a aspri conflitti sociali. Una forte opposizione anti-capitalista, la ripresa della lotta di classe da parte della classe proletaria e un partito comunista forte e radicato a livello internazionale (a cui noi stiamo lavorando) – in una parola, la fine della fase controrivoluzionaria – non sono tuttavia ancora prevedibili. Si può però intuire a quali mezzi ricorreranno la democrazia esaltata dalla sinistra borghese e i partiti di Stato apparentemente “di sinistra” quando un giorno la situazione cambierà di nuovo. Anche a questo una sinistra rivoluzionaria deve essere preparata.

INTERNATIONAL COMMUNIST PARTY PRESS
ARTICOLI GUERRA UCRAINA
RECENT PUBLICATIONS
  • Medio Oriente: cronaca di una tragedia proletaria
    Medio Oriente: cronaca di una tragedia proletaria
  • Il proletariato nella seconda guerra mondiale e nella
    Il proletariato nella seconda guerra mondiale e nella "Resistenza" antifascista
      PDF   Quaderno n°4 (nuova edizione 2021)
  • Storia della Sinistra Comunista V
    Storia della Sinistra Comunista V
  • Perchè la Russia non era comunista
    Perchè la Russia non era comunista
      PDF   Quaderno n°10
  • 1917-2017 Ieri Oggi Domani
    1917-2017 Ieri Oggi Domani
      PDF   Quaderno n°9
  • Per la difesa intransigente ...
    Per la difesa intransigente
NOSTRI TESTI SULLA "QUESTIONE ISRAELE-PALESTINA"
  • Israele: In Palestina, il conflitto arabo-ebreo ( Prometeo, n°96,1933)
  • Israele: Note internazionali: Uno sciopero in Palestina, il problema "nazionale" ebreo ( Prometeo, n°105, 1934)
  • I conflitti in Palestina ( Prometeo, n°131,1935)
  • Gli avvenimenti in Palestina (Prometeo, n°132,1935)
  • Israele: Fraternità pelosa ( Il programma comunista, n°21, 1960)
  • Israele: Il conflitto nel Medioriente alla riunione emiliano-romagnola (Il programma comunista, n°17, 1967)
  • Israele: Nel baraccone nazional-comunista: vie nazionali, blocco con la borghesia ( Il programma comunista, n°20, 1967)
  • Israele: Detto in poche righe ( Il programma comunista, n°18, 1968)
  • Israele: Spigolature ( Il programma comunista, n°20, 1968)
  • Israele: Un grosso affare ( Il programma comunista, n°18, 1969)
  • Incrinature nel blocco delle classi in Israele(Il Programma comunista, n°17, 1971)
  • Curdi palestinesi(Il Programma comunista, n°7, 1975 )
  • Dove va la resistenza palestinese? (I)(Il Programma comunista, n°17, 1977)
  • Dove va la resistenza palestinese? (II)(Il Programma comunista, n°18, 1977)
  • Dove va la resistenza palestinese? (III)(Il Programma comunista, n°19, 1977)
  • Il lungo calvario della trasformazione dei contadini palestinesi in proletari(Il Programma comunista, n°20-21-22, 1979).
  • In rivolta le indomabili masse sfruttate palestinesi ( E' nuovamente l'ora di Gaza e della Cisgiordania)(Il Programma comunista, n°8, 1982)
  • Cannibalismo dello Stato colonialmercenario di Israele(Il Programma comunista, n°12, 1982)
  • Le masse oppresse palestinesi e libanesi sole di fronte ai cannibali dell'ordine borghese internazionale(Il Programma comunista, n°12, 1982)
  • La lotta delle masse oppresse palestinesi e libanesi è anche la nostra lotta- volantino(Il Programma comunista, n°13, 1982)
  • Per lo sbocco proletario e classista della lotta delle masse oppresse palestinesi e di tutto il Medioriente(Il Programma comunista, n°14, 1982)
  • La lotta nazionale dei proletari palestinesi(Il Programma comunista, n°12, 1982)
  • Sull'oppressione e la discriminazione dei proletari palestinesi(Il Programma comunista, n°19, 1982)
  • La lotta nazionale delle masse palerstinesi nel quadro del movimento sociale in Medioriente(Il Programma comunista, n°20, 1982)
  • Il ginepraio del Libano e la sorte delle masse palestinesi ( Il programma comunista, n°2, 1984)
  • La questione palestinese al bivio ( Il programma comunista, n°1, 1988)
  • Il nostro messaggio ai proletari palestinesi ( Il programma comunista, n°2, 1989)
  • Una diversa prospettiva per le masse proletarie (Il programma comunista, n°5, 1993)
  • La questione palestinese e il movimento operaio internazionale ( Il programma comunista, n°9, 2000)
  • Gaza, o delle patrie galere (Il programma comunista, n. 2, 2008)
  • Israele e Palestina: terrorismo di Stato e disfattismo proletario ( Il programma comunista, n°1, 2009)
  • A Gaza, macelleria imperialista contro il proletariato ( Il programma comunista, n°1, 2009)
  • Il nemico dei proletari palestinesi è a Gaza City ( Il programma comunista, n°1, 2013)
  • Per uscire dall’insanguinato vicolo cieco mediorientale (Il programma comunista, n° 5, 2014)
  • Guerre e trafficanti d’armi in Medioriente (Il programma comunista, n°5, 2014)
  • Gaza: un ennesimo macello insanguina il Medioriente-Volantino (Il programma comunista, n°5, 2014)
  • L’alleanza delle borghesie israeliana e palestinese contro il proletariato (Il programma comunista, n°6, 2014)
  • Israele e Palestina: terrorismo di Stato e disfattismo proletario  ( Il programma comunista, n°3, 2021)
  • A fianco dei proletari e delle proletarie palestinesi! ( Il programma comunista, n°5-6, 2023)
  • Il proletariato palestinese nella tagliola infame dei nazionalismi ( Il programma comunista, n°2, 2024)
  • Note contro-corrente su Hamas e il “movimento palestinese” ( Il programma comunista, n°4, 2024)
  • Gaza: nessuna illusione ( Il programma comunista, n°1, 2025)
  •   Opuscolo: “Medio Oriente: cronaca di una tragedia proletaria”