Qualche mese fa, in un articolo intitolato “Gran Bretagna. Le ‘magnifiche sorti e progressive’ del capitalismo”1 , abbiamo trattato della condizione di povertà estrema in cui versano migliaia di bambini britannici, basandoci su uno studio condotto dalla governativa Children’s Commissioner for England, riportato dal quotidiano britannico “The Guardian” dell’8/7/2025 e ripreso dal “Fatto Quotidiano” dell’11/7/2025. Questa volta vogliamo allargare il discorso all’intera popolazione britannica, basandoci su uno studio dell’autorevole Joseph Roundtree Foundation che da oltre un secolo monitora la situazione sociale nel Regno Unito2e che ha raccolto ed esaminato dati relativi agli anni 2023-2024.
Lo studio, riportato sempre da “The Guardian” il 27/13, ci informa che, sebbene i livelli complessivi di povertà relativa si siano assestati in anni recenti intono al 21% della popolazione (“e dici poco!?”, diciamo noi!), “le famiglie più povere [del Paese] stanno diventando sempre più povere, con numeri record di coloro che sono classificati ‘in profondissima povertà’ [very deep poverty]”. Cioè, in una situazione inferiore del 40% a quella di coloro che vivono al di sotto della soglia di povertà: il che vuol dire che le loro entrate familiari annuali non riescono a coprire il costo di cibo, energia, vestiti. Insomma, la vita di coloro che vivono al di sotto della linea dell’assistenza pubblica è materialmente peggiorata: una difficile sopravvivenza con entrate che si situano di migliaia di sterline al di sotto della soglia di povertà. E parliamo di 6.8 milioni di persone (la metà di quelli che vivono in condizioni di povertà), di cui qualcosa come 3,8 milioni di persone soffrono di indigenza (destitution): vale a dire “una categoria ancora più estrema della ‘profondissima povertà’, in cui il nucleo famigliare non può permettersi di stare al caldo, all’asciutto, pulito, vestito, nutrito”!
Il rapporto della Foundation citato dal quotidiano britannico dichiara che la “povertà nel Regno Unito non è solo diffusa, è più profonda e più grave (damaging) di quanto sia mai stata in qualunque momento degli ultimi 30 anni”. Niente male, per essere uno dei principali paesi capitalisti, in piena fase imperialista. Ma noi (che, com’è noto, siamo alquanto malfidenti!) siamo convinti che la situazione sia comune a tutti i paesi, in questo che è… “il migliore e sempre migliorabile dei mondi possibili”.
Alla fine del capitolo intitolato “Le grandi città” del suo La situazione della classe operaia in Inghilterra, Engels scriveva, nel 1844:
“Ogni operaio, anche il migliore, è sempre soggetto a non aver pane, cioè alla morte per fame, e molti vi soggiacciono; le abitazioni degli operai sono generalmente mal raggruppate, mal costruite, tenute in cattivo stato, mal ventilate, umide e malsane; gl'inquilini sono rinchiusi nello spazio più ristretto, e nel maggior numero dei casi in una camera dorme almeno una famiglia; la disposizione interna delle abitazioni è povera a gradi diversi sino alla assoluta mancanza pure dei mobili più necessari; gli abiti degli operai sono pure in generale meschini e per moltissimi stracciati; gli alimenti sono generalmente cattivi, spesso quasi immangiabili e spessissimo, almeno a periodi, in quantità insufficiente, così che nel maggior numero dei casi l'operaio soffre la fame. La classe operaia delle grandi città ci offre una condizione di vita a gradazioni diverse — in casi favorevoli una esistenza temporaneamente sopportabile, buon salario per un lavoro intenso, buona abitazione e quindi nutrimento non cattivo. Tutto buono e sopportabile naturalmente dal punto di vista degli operai — nel caso peggiore la miseria più estrema che può andare fino alla mancanza di tetto ed alla fame; la media sta tuttavia più vicina al caso peggiore che al migliore. E queste gradazioni non si dividono in classi in modo da poter dire: a questa frazione di lavoratori la va bene, a quella la va male, e così resta e così fu sempre; ma, se anche qua e là si dà il caso che singoli gruppi operai in complesso godano un privilegio su di altri, la posizione dell'operaio oscilla in ogni ramo tanto che ad ogni singolo operaio può accadere di percorrere tutte le gradazioni, da un comfort relativamente sopportabile alla miseria estrema, perfino alla fame — qualsiasi proletario inglese può narrare di notevoli cambiamenti di fortuna” .
Sì, c’è del marcio nel Regno Unito. E certo non ci riferiamo ai miserevoli scandali che di questi tempi agitano Buckingham Palace e Downing Street...
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