DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco.

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Da Los Angeles all’America tutta: che la risposta all’ottuso potere statale sia il ritorno alla vera lotta di classe

Solo qualche mese fa, nel commentare l'esito delle elezioni presidenziali americane, concludevamo sottolineando che negli Stati Uniti esiste da tempo “una situazione sociale spesso drammatica, che investe un po’ tutti i settori del mondo del lavoro e tutte le regioni del vasto Paese. Le lotte si sono moltiplicate negli anni, a volte condotte da sindacati ufficiali che hanno spesso una storia vergognosa alle spalle ma che subiscono una forte pressione da parte dei lavoratori, e a volte espressione di organizzazioni di base che sono un po’ una novità nelle vicende complesse del secondo dopoguerra. È molto semplice: i lavoratori del Paese simbolo dello strapotere imperialista sono con l’acqua alla gola e non ne possono più”.

E ricordavamo la sequenza di lotte e agitazioni sprigionatesi da diversi settori del mondo del lavoro, dai portuali ai lavoratori della Boeing, da quelli dell'industria alimentare ai minatori di carbone dell'Alabama, dai carpentieri agli installatori e manutentori telefonici, dalla manodopera di Amazon a quella dei settori dei servizi e della cosiddetta gig economy, e così via (v. “Qualche parola intorno alle elezioni USA”, il programma comunista, n.1/2025)

Puntualmente, a cercare di nascondere e mistificare questa situazione di profonda crisi sociale, è scesa in campo la demagogia populista e reazionaria (l'asso nella manica del potere borghese in tutte le sue vesti) che indica negli “immigrati” la causa di tutti i mali e su di essi abbatte la propria scure. Ed è successo quel che sappiamo: arresti e deportazioni di massa di cosiddetti “illegali” da parte del potere statale e, in risposta, manifestazioni che, da Los Angeles, nel cuore di un'area da sempre di forte immigrazione latino-americana e asiatica, si sono diffuse in altre metropoli dell'Ovest e poi, via via, hanno toccato città come Detroit, Chicago, New York. A quel punto, come riflesso immediato (diremmo pavloviano!), la reazione statale con l'invio massiccio di Guardia Nazionale e marines.

Non stiamo a fare la cronaca di quanto sta succedendo, perché i media ne sono pieni, spesso all'insegna del solito sensazionalismo. Ricordiamo solo che questo è soltanto l'ennesimo capitolo di una lunga storia di eruzioni sociali che da sempre ha contrassegnato la realtà statunitense, fin dalla Guerra Civile che ha completato la formazione del mercato nazionale e definitivamente immesso il Paese nel girone infernale del capitalismo e infine dell'imperialismo: le forti lotte operaie a cavallo di '800 e '900 con ripetuti episodi di quasi guerra civile, le ricorrenti esplosioni nei ghetti afro-americani schiacciati dal doppio peso dell'emarginazione e del razzismo, il diffuso fermento proletario negli anni '30 del '900, le vaste mobilitazioni (giovanili e non) degli anni '60, fino alle più recenti rivolte contro le perduranti violenze poliziesche.

Nel magma incandescente di queste rivolte, piccole o grandi che siano, attuali o future, represse con cieca brutalità o spentesi via via per il concorso dei soliti pompieri ultra-democratici e istituzionali, risalta sempre la necessità drammatica e urgente, non solo di superare ogni barriera etnica, nazionale, religiosa, culturale, linguistica, e di schierarsi su un vero fronte di classe organizzandosi dentro e fuori i luoghi di lavoro per difendere le proprie condizioni di vita, ma soprattutto che rinasca un organo direttivo politico, capace di raccogliere, unificare e dirigere l'energia che da esse si sprigiona verso l'unico obiettivo possibile (la lotta teorica e pratica per il comunismo), se si vuole evitare di ricadere in un pallido, esangue e inerme riformismo democratico, complice inevitabile di ulteriori bagni di sangue, repressioni e distruzioni, sofferenze quotidiane. La necessità, insomma, del partito rivoluzionario.

giugno 2025

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  • Israele: Note internazionali: Uno sciopero in Palestina, il problema "nazionale" ebreo ( Prometeo, n°105, 1934)
  • I conflitti in Palestina ( Prometeo, n°131,1935)
  • Gli avvenimenti in Palestina (Prometeo, n°132,1935)
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  • Israele: Nel baraccone nazional-comunista: vie nazionali, blocco con la borghesia ( Il programma comunista, n°20, 1967)
  • Israele: Detto in poche righe ( Il programma comunista, n°18, 1968)
  • Israele: Spigolature ( Il programma comunista, n°20, 1968)
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  • Incrinature nel blocco delle classi in Israele(Il Programma comunista, n°17, 1971)
  • Curdi palestinesi(Il Programma comunista, n°7, 1975 )
  • Dove va la resistenza palestinese? (I)(Il Programma comunista, n°17, 1977)
  • Dove va la resistenza palestinese? (II)(Il Programma comunista, n°18, 1977)
  • Dove va la resistenza palestinese? (III)(Il Programma comunista, n°19, 1977)
  • Il lungo calvario della trasformazione dei contadini palestinesi in proletari(Il Programma comunista, n°20-21-22, 1979).
  • In rivolta le indomabili masse sfruttate palestinesi ( E' nuovamente l'ora di Gaza e della Cisgiordania)(Il Programma comunista, n°8, 1982)
  • Cannibalismo dello Stato colonialmercenario di Israele(Il Programma comunista, n°12, 1982)
  • Le masse oppresse palestinesi e libanesi sole di fronte ai cannibali dell'ordine borghese internazionale(Il Programma comunista, n°12, 1982)
  • La lotta delle masse oppresse palestinesi e libanesi è anche la nostra lotta- volantino(Il Programma comunista, n°13, 1982)
  • Per lo sbocco proletario e classista della lotta delle masse oppresse palestinesi e di tutto il Medioriente(Il Programma comunista, n°14, 1982)
  • La lotta nazionale dei proletari palestinesi(Il Programma comunista, n°12, 1982)
  • Sull'oppressione e la discriminazione dei proletari palestinesi(Il Programma comunista, n°19, 1982)
  • La lotta nazionale delle masse palerstinesi nel quadro del movimento sociale in Medioriente(Il Programma comunista, n°20, 1982)
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  • La questione palestinese al bivio ( Il programma comunista, n°1, 1988)
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