DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco.

L’invarianza del marpione…

A un vivace salotto televisivo, oltre ai soliti ciarlatani ripetitori dei banali “valori” borghesi e ai soliti alchimisti della politica italiana – da sempre laboratorio di rianimazione di equilibri putrefatti nel Gran Teatro della Dittatura del Capitale –, è stato invitato niente meno che il Segretario Generale della C.G.I.L. in carica...

Il “Nostro”, noto soprattutto per le affermazioni esortanti alla “rivolta sociale” contro le ultime iniziative legislative del Governo-di-destra, è stato chiamato a discolparsi per la sparata… “sovversiva”.

Niente di più facile e banale: siccome questo Governo-di-destra sta cercando di stravolgere alcuni cardini dell'ordinamento statale (nota bene: minimi cenni al “Decreto Sicurezza”, di cui il “Nostro” giustifica, benché non possa condividerne certe “sfumature” troppo autoritarie, l'intento di ridurre al minimo ogni tentativo di... rivolta sociale e massima allerta a proposito della “vessata questio” del mistico equilibrio nella divisione dei poteri del dominio borghese) (1), la “rivolta sociale” da lui vocata altro non è che la rivolta civile di tutti coloro che vogliono “difendere e applicare fino in fondo la  Costituzione così com'è” (2). Amen.

C'è un però che disturba il nostro Sindacalista: il 50% degli aventi diritto al voto diserta le urne, i non votanti non si sentono rappresentati da nessuno dei rappresentanti e rappresentandi... Come recuperarli ai riti democratici? Ovvio: con la partecipazione a quello strumento di “democrazia diretta” che si chiama Referendum!... E in particolare a quello sostenuto proprio dalla C.G.I.L. che vorrebbe abrogare il famigerato Jobs Act, cioè  quell'insieme di norme, ideate e sostenute da un Governo-di-sinistra, che ha peggiorato le condizioni contrattuali con la sistematica applicazione di contratti di lavoro precari, a termine, somministrati e gestiti da quei caporali autorizzati che sono le agenzie del lavoro… Per non parlar del sistema degli appalti e subappalti.

Siamo dunque nel vivace salotto televisivo: si grida, si insulta, si sparano erudite cazzate, per nascondere, non spiegare, impedire di capire. E, nel gioco delle parti, il conduttore abbozza e sorride.

Eppure, di domande ce ne sarebbero state molte, e necessarie.

Quando il famigerato Jobs Act era in divenire nelle viscere di un Governo-di-sinistra (potere esecutivo che legifera), secondo i luoghi comuni del politicantismo corrente “amico dei lavoratori”, e in discussione (?) nel mulino di parole del Parlamento (potere legislativo che ratifica), il “Segretario Generale del Sindacato-maggiormente-rappresentativo” che cosa ha fatto per opporsi, rallentare, boicottare questo evidente e messo in pratica attentato al potere d'acquisto, alle condizioni di lavoro, all'occupazione dei lavoratori in Italia? Quali e quanti di quegli scioperi richiesti dai lavoratori per opporsi nei fatti e non a frasi fatte avete appoggiato o indetto? E come mai un “sindacato forte” propone come strumento di lotta per i lavoratori (occupati, disoccupati, in cerca d'occupazione, pensionati) il referendum che si rivolge ai cittadini (a tutti i cittadini, compresi padroni, padroncini, dirigenti d'azienda d'ogni ordine e grado, e la pletora parassita che vive della redistribuzione garantita dallo Stato del plusvalore estorto a noi proletari)?... Quel referendum, Sindacalista dalla memoria corta, che ha sempre ratificato le sconfitte operaie.

E poi ancora: perché non solo non chiamate alla lotta, ma anzi boicottate e chiamate alla repressione quelle prime e ancor sparute lotte per un salario adeguato al costo della vita? per una drastica riduzione dell'orario di lavoro come minimo a parità di salario? per una riduzione dei ritmi e dei metodi di lavoro che sono la causa prima dei quotidiani incidenti mortali e delle malattie dovuti al lavoro?

Sindacato “forte”, Sindacato “maggiormente rappresentativo”... Ma de che? Voi, insieme alle altre sigle subordinate agli equilibri nazionali o aspiranti serbatoi elettorali per inesistenti o nascituri “partiti operai”, forti di sostenere l'eternità del lavoro salariato e del suo sfruttamento nel meccanismo infernale dell'accumulazione del capitale!

Di ben altra organizzazione per la difesa dei nostri salari, delle nostre condizioni di vita e lavoro, di ben diverso sindacato abbiamo bisogno! E allora sì che la rivolta sociale non avrebbe bisogno di essere spiegata in TV!

NOTE

(1) A questo proposito ci piace ricordare che Federico Engels e Carlo Marx, nel formulare una delle basi del Comunismo, il materialismo storico, constatarono e sintetizzarono che “...in un periodo e in un paese in cui potere monarchico, aristocrazia e borghesia lottano per il potere, il quale quindi è diviso, appare come idea dominante la dottrina della divisione dei poteri, dottrina che allora viene enunciata come 'legge eterna'.” (da L'ideologia tedesca). Eterna come il battito di ciglia della fase liberale e rivoluzionaria della borghesia... Consolidato il suo dominio nella fase imperialista, la divisione necessariamente assume una nuova gerarchia e alla ideale divisione si accompagna la realtà della subordinazione dei poteri legislativo e giudiziario a quello esecutivo.

(2) Stranamente tralasciando il solito “pippone” a proposito della sua genesi dalla Resistenza antifascista di cui attori principali furono PCI e l'unitaria C. G. [finalmente con la] I.L....che piegarono e costrinsero la classe operaia alla anticomunista funzione nazionale di gramsciana memoria!

…e la sua perseveranza

Il nostro “caro” segretario generale del maggiore (ma sarà vero?) sindacato nazionale (o meglio nazionalista) è stato nuovamente invitato in un salotto televisivo, questa volta assai sinistro.

Rispondendo alle domande compiacenti del conduttore la trasmissione, il nostro, ha criticato le scelte del governo in materia fiscale, proponendo misure alternative più confacenti ai privilegi dell'aristocrazia operaia italiana ormai in via d'estinzione e riproponendo il solito luogo comune che lo Stato, il Governo, le Istituzioni Tutte, “siamo noi”, omettendo però di specificare chi è quel “noi”: cioè, il coacervo di interessi comuni tra proprietari dei mezzi di produzione, monopolizzatori di rendite fondiarie o finanziarie, e la pletora dei parassiti che campano sulla “redistribuzione” della ricchezza prodotta dallo sfruttamento di tutti quelli che campano solo vendendo la propria psicofisica forza lavoro.

Che anche la sua organizzazione sia una delle reazionarie istituzioni preposte alla conservazione dello status quo e dello Stato?

Non è una novità che nell'ultima manifestazione nazionale del suo sindacato, e anche in seguito, egli abbia chiamato e invitato ad alzare gli scudi non per la difesa… del salario... delle pensioni… delle condizioni di vita e di lavoro, ma della Costituzione della Repubblica Italiana (sì, proprio quella borghesissima “fondata sul lavoro”).

Tuonava in TV: Il Governo usa i pensionati come un bancomat, negando l'adeguamento delle pensioni agli indici Istat (dove tra i beni d'uso comune o più o meno necessari troviamo notoriamente la popolarissima Ferrari)! E rituonava:Il Governo nega l'adeguamento agli stessi indici dei rinnovi contrattuali degli impiegati dello Stato!

Così, tanto tuonò che piovve: una grandinata di iniziative referendarie!

E mentre nel vivace sinistro salotto aleggiava la banale e utile constatazione del “ma in fondo tutti brontolano e nessuno si muove”, i maldicenti rivoluzionari chiedono al compiacente conduttore perché non domandi al Nostro “Ma Lei, caro ‘segretario generale del sindacato più (?) grande’, come mai non indice scioperi a catena? a tempo indeterminato? a scacchiera? alla qualunque? o semplicemente PERCHE' NON INDICE LOTTE, per far recuperare al proletariato quanto eroso dal capitalismo nelle sue varie forme e vampiri?”.

Che cosa possiamo concludere?

Che questa organizzazione, la più “sinistra”, quella accusata dalla destra di essere “tossica”, si dimostra sì di essere “tossica”, ma per i proletari che, alla ricerca di chi possa difenderli organizzandoli nelle lotte, si ritrovano, con le tasche vuote e la fame vicina, chiamati a difendere la Costituzione...

Apriamo gli occhi, proletari! Il mondo è nostro, ma ci viene negato da una marea di millantatori pagati col nostro sfruttamento!

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