DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco.

Vita di partito

Milano. L’incontro con compagni della sezione berlinese e alcuni simpatizzanti di Germania, Svizzera, Austria, tenutosi il 26-27/10 per continuare il percorso di avvicinamento al Partito di questi ultimi, è stato estremamente proficuo e incoraggiante.

La mattina del 26, i simpatizzanti hanno tenuto una dettagliata relazione sul lavoro che stanno svolgendo da alcuni anni all'interno di un “gruppo di chiarificazione politica”. Si tratta di elementi molto motivati, lavoratori in diversi settori, con un grado diverso di vicinanza al partito e disponibilità a lavorare con esso. Il “gruppo” si è formato a partire dall'esperienza della pandemia e dallo scoppio della guerra in Ucraina, a fronte dell'assenza completa di posizioni coerenti e solide sulla guerra (o della presenza di posizioni ambigue e/o inaccettabili dal punto di vista classista e internazionalista). Il contatto con il Partito, attraverso il lavoro della sezione di Berlino, i cui compagni li seguono da vicino e li coinvolgono anche in lavori a distanza; è servito per fornire una visione politica più chiara e precisa su temi come guerra, fascismo/antifascismo, il rapporto fra la classe e la necessità di un polo politico rivoluzionario. S'è sviluppato così un lavoro basato sulle (e con le) armi dei testi e delle esperienze del materialismo dialettico, con incontri pubblici e discussioni sia all'interno del “gruppo” sia all'esterno. Questi compagni hanno partecipato ad alcune iniziative internazionali sul tema della guerra, dove si sono potuti confrontare con alcuni elementi del cosiddetto “milieu internazionalista” e di quello libertario, “apprezzandone” la… disordinata confusione.

Nel nostro incontro, un approfondimento decisivo è ruotato intorno alle nostre “Tesi di Lione” e al tema della necessità del partito rivoluzionario, tema che incontra sempre resistenze di varia natura. Anche la “questione sindacale” è stata un importante tema di discussione e approfondimento. Alcuni di questi simpatizzanti sono infatti attivi nel movimento di difesa economica dei lavoratori svizzeri confrontandosi con il locale sindacato UNIA. La loro disponibilità in questo incontro con noi segna un importante passo in avanti: accordo pieno nel rigettare alleanze con i cosiddetti “movimenti di liberazione nazionale”, nel rifiutare ogni tipo di volontarismo e attivismo, sulla necessità di dare un contenuto di operatività politica al disfattismo rivoluzionario per non ridurlo ad un semplicistico slogan, ma renderlo uno strumento di preparazione per la trasformazione della guerra tra gli Stati in guerra civile dentro gli Stati, della guerra imperialista in rivoluzione internazionale e internazionalista.

Nella seconda parte della mattina, i compagni della sezione berlinese hanno riportato a titolo di esempio il proprio percorso di avvicinamento e integrazione nel nostro lavoro di partito, con una metodica opera di selezione rispetto ai vari gruppi “internazionalisti”. Tre sono stati i punti-chiave di questo avvicinamento: la situazione internazionale e il ciclo della crisi, la “questione nazionale”, la “questione sindacale”; in particolare, decisivi sono stati il rifiuto di ogni automatismo nel valutare il rapporto crisi economica/crisi sociale, il modo serio di affrontare le dinamiche della crisi con il metodo dialettico della critica dell'economia politica, e la nostra posizione nei confronti dei sindacati in generale e delle lotte economiche in particolare. I compagni della sezione berlinese hanno insistito sulla separazione fra partito e “gruppo di chiarificazione politica” e sulla necessità di arrivare, senza fretta ma con decisione, a un più stretto collegamento dei simpatizzanti con noi, in previsione di una adesione anche formale, nelle modalità che ci sono proprie (scioglimento del gruppo e adesione individuale).

Nel lungo pomeriggio del 26/10, i compagni italiani hanno ripercorso l'esperienza del partito e le varie scissioni verificatesi nel tempo tra le nostre file. Non si sono limitati a una pettegola cronologia, ma hanno esposto le questioni politiche (e quindi organizzative) che ci hanno contraddistinto rispetto ai gruppi di militanti che via via non sono stati in grado di proseguire il comune lavoro di “restauro dell'organo rivoluzionario di classe”, soprattutto la “questione sindacale”, la “questione nazionale”, la “questione del partito”. Molto spazio è stato dedicato, anche dietro sollecitazione dei simpatizzanti, al ciclo seguito nel secondo dopoguerra dai sindacati ufficiali e alla nascita (e susseguente frantumazione corporativa) dei sindacati di base in Italia, e al tipo di intervento che il nostro partito ha condotto, attraverso il lavoro via via sviluppato, controcorrente e minoritari, dalle generazioni di nostri militanti. A questo proposito, s'è valutata la possibilità di produrre un testo in tedesco, adattato alla situazione dell'area di lingua tedesca, sull'esempio dell'italiano “Per la difesa intransigente delle condizioni di vita e lavoro del proletariato”.

Le due giornate di intenso lavoro si sono concluse con molta soddisfazione generale e con l'impegno di mantenere contatti stretti, in vista dell'importante obiettivo di ampliare l'influenza del nostro partito nell'area di lingua tedesca.

Germania. Il 2/11, in occasione della Fiera del Libro di Sinistra tenutasi a Norimberga, la sezione di Berlino insieme a un simpatizzante svizzero hanno tenuto un incontro pubblico col titolo “Il breve percorso dell'Antifa autonoma dall'autoprotezione a ONG democratica. Sulla nascita della lotta per l'’egemonia culturale’ nel capitalismo di guerra”, criticando l’ideologia dell’antifascismo ma anche spiegando gli errori dell’Internazionale e infine sottoponendo a critica la teoria dell’egemonia di Gramsci. Fra i 60-70 partecipanti c’era molto interesse ed è seguita una discussione. A Berlino, il 3/10/2024, nel corso della manifestazione “No alla guerra e agli armamenti! Sì alla pace e alla solidarietà internazionale” (circa 40mila partecipanti) abbiamo diffuso 1.000 volantini e tenuto un banchetto con la nostra stampa. Una partecipazione politicamente mista (con qualche rappresentante di partiti e gruppi borghesi, alcuni difensori della Russia e “cospirazionisti”), che però s'è mostrata in gran parte aperta ai nostri volantini. Sempre a Berlino, nella nostra sede, abbiamo tenuto poi due incontri pubblici: il 31/10, “La politica del governo tedesco e la guerra: da auspicato profittatore della politica di guerra della NATO a una delle principali vittime della crisi bellica”; e il 28/11, “La lotta della Sinistra Comunista contro le deviazioni nazionaliste e democratiche e l'opportunismo nell'Internazionale comunista”. Dell’incontro tenutosi in seguito a Berlino il 10-11-12/1, con i compagni e simpatizzanti di lingua tedesca e la presenza di compagni italiani, e strutturato intorno a una conferenza pubblica, alla continuazione dei temi affrontati a Milano (di cui sopra) e alla nostra partecipazione all’annuale manifestazione del 12/1 in ricordo di Lenin, Luxemburg e Liebknecht, daremo una sintesi nel prossimo numero di questo giornale.

Risposta a un lettore di lingua francese. Da qualche tempo, siamo in contatto con un corrispondente di lingua francese, che, nel suo messaggio più recente, ci chiedeva ulteriori delucidazioni sul nostro concetto di “invarianza storica del marxismo” e sulla nostra posizione sulla “questione nazionale” con riferimento specifico alla situazione medio-orientale. Ecco la nostra risposta:

“Caro A., riguardo all'invarianza, fermo restando che otre a ‘l'invarianza storica del marxismo’ non ci sono ‘testi’ specifici, ci sembra proprio che tu abbia centrato il bersaglio. A questo proposito non ci siamo mai stancati, non ci stanchiamo e non ci stancheremo di ricordare, ripetere, mettere (o, perlomeno provarci) in pratica, quanto riportato dalle nostre Tesi di Lione dove si precisa la necessità di difendere e propugnare l'organica funzione di combattimento della ‘invarianza’ – dovere militante forse apparentemente più facile nei momenti storicamente favorevoli al proletariato internazionale, allorquando è stato possibile, organizzando e dirigendo il movimento, ‘portare la lotta di classe fino in fondo’ e ‘rivelare la classe a se stessa’ – sicuramente più difficile e faticoso nei momenti cupi della sconfitta, ma proprio per questo drammaticamente necessario. Non ci dimentichiamo, non dobbiamo mai dimenticarlo, e abbiamo il dovere di trasmetterlo a chi si avvicina a noi, che la generazione di comunisti che per prima si è dovuta scontrare con la protervia violenta dei vincitori (socialdemocratici, nazi fascisti, staliniani e chi più ne ha più ne metta...) è oggettivamente stata sconfitta, ma soggettivamente non si è mai arresa”. Nella nostra risposta, abbiamo poi ricordato il passo delle nostre “Tesi di Lione”, che sintetizzano efficacemente i compiti del partito:

L'attività del partito non può e non deve limitarsi o solo alla conservazione della purezza dei principi teorici e della purezza della compagine organizzativa, oppure solo alla realizzazione ad ogni costo di successi immediati e di popolarità numerica. Essa deve conglobare in tutti i tempi e in tutte le situazioni, i tre punti seguenti:

c) la difesa e la precisazione in ordine ai nuovi gruppi di fatti che si presentano dei postulati fondamentali programmatici, ossia della coscienza teorica del movimento della classe operaia;

b) l'assicurazione della continuità della compagine organizzativa del partito e della sua efficienza, e la sua difesa da inquinamenti con influenze estranee ed opposte all'interesse rivoluzionario del proletariato;

c) la partecipazione attiva a tutte le lotte della classe operaia anche suscitate da interessi parziali e limitati, per incoraggiarne lo sviluppo, ma costantemente apportandovi il fattore del loro raccordamento con gli scopi finali rivoluzionari e presentando le conquiste della lotta di classe come ponti di passaggio alle indispensabili lotte avvenire, denunziando il pericolo di adagiarsi sulle realizzazioni parziali come su posizioni di arrivo e di barattare con esse le condizioni della attività e della combattività classista del proletariato, come l'autonomia e l'indipendenza della sua ideologia e delle sue organizzazioni, primissimo tra queste il partito.

Scopo supremo di questa complesse attività del partito è preparare le condizioni soggettive di preparazione del proletariato nel senso che questo sia messo in grado di approfittare delle possibilità rivoluzionarie oggettive che presenterà la storia, non appena queste si affacceranno, ed in modo da uscire dalla lotta vincitore e non vinto.”

Venendo poi all'attualità, cioè alla pratica dell'invarianza, abbiamo così precisato la nostra posizione in merito alla questione nazionale:

“non ci limitiamo a dire che ‘l'era delle lotte di liberazione nazionale sia finita dalla metà degli anni '70’. La posizione è dialetticamente articolata: alla metà degli anni '70 del novecento con la conclusione della guerra del Vietnam e la dissoluzione dell'ultimo impero coloniale, quello portoghese, si chiude in tutte le aree geo-storiche significative del nostro Pianeta il tempo delle rivoluzioni doppie, cioè di quei processi di transizione dalle forme di produzione (le forze di produzione eran già seminate seguendo l'inesorabile legge dello sviluppo ineguale e dei rapporti di sfruttamento ‘città/campagna’) ancora precapitalistiche a quelle capitalistiche nei quali si poteva (e si sarebbe dovuto) innescare una direzione radicale e proletaria. Naturalmente, perché stiamo dialogando tra militanti proletari rivoluzionari, diamo per sotto inteso e non nascondiamo l'enorme insieme di questioni e ritardi che riguardano la riorganizzazione e la ripresa della lotta di classe nelle metropoli, il loro collegamento internazionale con chi si stava ‘liberando’, il restauro dell'organo rivoluzionario mondiale.... Questa ‘conclusione’ non cancella quel che rimane delle ‘questioni nazionali’, ma ne accentua il carattere di residuo oggettivamente reazionario e anticomunista proprio perché imprigiona quei segmenti di ‘classe in sé’ che vi si trovano coinvolti. Residui e cancrene: la cancrena è un processo tossico infettivo che pur partendo da una lesione apparentemente minima è capace di uccidere anche un elefante. E nella tragedia ‘palestinese’ (e in forma solo ‘mediaticamente’ minore in quella Kurda) ne abbiamo l'oggettiva drammatica conferma che non fa altro che amplificare la generale drammatica condizione di sudditanza di tutto il proletariato nordafricano, mediorientale alle assassine fazioni della propria borghesia. Nemmeno le rivolte per il pane che sono state l'innesco delle ‘primavere’ son riuscite a romperla.

“Come si deve esprimere il Partito, il partito formale di oggi nel suo lavoro di restauro/riorganizzazione del ‘partito compatto e potente di domani’? Che soluzioni indicare? Come deve tradurre nelle attitudini dell'oggi la tattica di sempre di fronte alla guerra? Cercando di fornire una critica delle analisi, delle falsità, delle soluzioni proposte sia dai politicanti apertamente conservatori (reazionari o riformisti che siano), sia da quelli progressisti o sedicenti rivoluzionari. Mettendo al primo posto la sacrosanta e doverosa denuncia solidale del massacro al limite del genocidio dei nostri fratelli di classe: solidarietà ai proletari palestinesi tanta e sempre, denuncia continua e costante dei loro macellai, cioè dei loro organizzatori, dei loro capi militari, dei dirigenti delle loro organizzazioni ‘caritatevoli’... insomma cercare di poter dire ogni cosa che possa staccare il proletariato dal popolo, la classe dalla nazione. Certo che quest'ultimo atto della tragedia, più ancora dei precedenti, è una guerra imperialista e si inserisce nel più generale percorso di preparazione del terzo conflitto inter-imperialista generalizzato; prova ne sia che l'intervento deciso della Turchia contro l'Iran nel controllo del territorio siriano sta decidendo della ulteriore resa della fazione della borghesia palestinese ruotante intorno ad Hamas... Ed è dunque nel quadro generale dell'articolazione tattica del prepararsi, dove possibile e nella misura del possibile, a ‘trasformare la guerra tra gli Stati in guerra dentro gli Stati’, a ‘trasformare la guerra imperialista in guerra civile’, lavorando tra i ranghi della nostra classe ovunque si riesce ad essere presente e comunque a cercar di farsi ascoltare che il nostro compito è quello di preparare la nostra classe al disfattismo rivoluzionario in funzione della fraternizzazione... Non ci sono scorciatoie, non ci sono espedienti....non ci sono astrazioni e dobbiamo fare i conti con la situazione così com'è.

“Non abbiamo gruppi di compagni (né noi né altri) di lingua araba o ebraica, e se ci fossero sarebbero ospiti delle galere (più probabilmente dei cimiteri) delle rispettive patrie, quindi (mentre dovremmo risvegliarci dalla narcosi democratica e ritornare alla lezione bolscevica di una organizzazione innanzitutto illegale...) nel concreto è qui, nel contraddittorio fanfarone movimento europeo che ci tocca lavorare...controcorrente e stando ben attenti a non appoggiarsi ad un comodo, ma sterile ‘indifferentismo’”.

Per ulteriori dettagli, abbiamo rimandato il nostro corrispondente alla lettura/rilettura di quanto da noi pubblicato almeno negli ultimi tre anni. Vedremo poi come rinsaldare il rapporto con lui.

Benevento. Il sindacato SPI-CGIL di Benevento ha mobilitato i pensionati in preparazione della manifestazione regionale a Napoli del 25 ottobre, con un'assemblea sul tema: “Emergenza sanitaria, Sistema sanitario nazionale”. All’assemblea, ha partecipato un nostro compagno con un intervento di feroce critica al capitalismo e ai suoi politicanti, responsabile primo e unico di tutte le “emergenze” che si abbattono sulle condizioni di vita e lavoro di tutti noi. Il tema era molto sentito: all'assemblea hanno partecipato oltre 40 pensionati che con i loro interventi hanno vivacizzato il dibattito. La stessa critica è stata alla base del volantino che il locale Comitato di lotta per migliori condizioni di vita e di lavoro ha poi diffuso alla manifestazione di Napoli a Piazza del Gesù insieme a numerose copie del nostro giornale. Che giudizio possiamo dare di questa manifestazione e dello spirito con cui i pensionati hanno partecipato? Il volantino è stato accolto molto positivamente: durante e dopo la manifestazione, non un solo volantino è stato buttato a terra e molti continuavano a chiederlo, è stato letto con grande attenzione e con eloquenti segni di consenso e infine piegato con cura e conservato. Ci piace pensare che lo abbiano fatto proprio per mostrarlo nei rispettivi ambienti! Un Comitato di lotta per la salute dell'hinterland di Napoli lo avrebbe poi discusso nella propria sede. Sì, ne siamo convinti: il “risveglio delle coscienze” sarà il risultato delle lotte, come diceva il titolo dell’editoriale del numero scorso del nostro giornale! Il 29 /11 si è poi svolta a Napoli, nell'ambito della giornata di sciopero generale e di lotta, una manifestazione indetta e organizzata da CGIL e UIL. Vi hanno partecipato circa 25.000 lavoratori di tutte le province della Campania. C'erano operai, cassintegrati, disoccupati, precari di vari settori, licenziati, pensionati, giovani. Il clima era combattivo. Le parole d'ordine erano limitate, come da direttiva sindacale, “contro il governo e la manovra finanziaria”, ma si cominciava ad avvertire una voglia di lotta, certo determinata dal peggioramento delle condizioni di vita, dalle guerre vicine, e soprattutto dalla percezione diffusa che il futuro non promette nulla di buono. Accenni di critica più decisa contro il capitalismo venivano fuori qua e là dai precari, dai disoccupati e persino fra i giovani. Tutto lasciava intravedere la consapevolezza che la stagione delle lotte è cominciata e che i "pompieri" non riusciranno facilmente a spegnere il fuoco che cova sotto la cenere. A molti, appariva strano che in una manifestazione a Napoli non si sentissero trillare i fischietti e rullare i tamburi, né c’erano quei balli e saltelli e quelle manifestazioni carnevalesche tanto care ai sindacati: si udivano solo parole di critica lanciate come pietre al governo e ai padroni, intervallati da silenzi carichi di significato. Noi siamo intervenuti diffondendo il volantino stilato centralmente, che è stato accolto con particolare interesse e consenso, diventando in più occasioni oggetto di discussioni positive, in particolare fra precari, disoccupati e giovani. In sintesi, non si percepiva nessuna illusione, ma anche, e questo vale tanto, nessuna rassegnazione. La pentola bolle, dunque!

 

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  • Israele: Note internazionali: Uno sciopero in Palestina, il problema "nazionale" ebreo ( Prometeo, n°105, 1934)
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  • Gli avvenimenti in Palestina (Prometeo, n°132,1935)
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  • Israele: Nel baraccone nazional-comunista: vie nazionali, blocco con la borghesia ( Il programma comunista, n°20, 1967)
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  • Dove va la resistenza palestinese? (II)(Il Programma comunista, n°18, 1977)
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  • Il lungo calvario della trasformazione dei contadini palestinesi in proletari(Il Programma comunista, n°20-21-22, 1979).
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