Contro ogni oppressione nazionale, contro le “lotte popolari” e le guerre imperialiste, per la rivoluzione proletaria, internazionale e comunista
Mese dopo mese, settimana dopo settimana, lo scenario di un nuovo macello mondiale si avvicina, e quanto è successo e sta succedendo in questi ultimi mesi nel sempre terremotato Medio Oriente è un altro drammatico passo in quella direzione. Con furia omicida, il “democratico” Stato d'Israele, apertamente sostenuto dai “democratici” Stati Uniti d'America e la silenziosa complicità delle “democrazie” del resto del mondo, persegue la tattica terrorista e stragista dell'eliminazione fisica dei “capi nemici”. Intanto, mette a ferro e fuoco un'intera regione, e al genocidio dei quarantacinquemila e più proletari palestinesi aggiunge il massacro della popolazione civile libanese e, approfittando del “regolamento dei conti” tra le fazioni borghesi siriane, occupa un'altra fetta delle alture del Golan e bombarda a più non posso le città di quel disgraziato paese.....
Più vicino a noi, nel cuore della sonnecchiante Europa, si avvicina il terzo anniversario della “operazione militare speciale” russa in Ucraina, altro macabro conflitto maturato dentro le acute contraddizioni del capitalismo nella sua fase imperialista. Come contraccolpo, assistiamo all'estendersi un po' ovunque di irrazionali suggestioni e aneliti nazionalisti, altra benzina pronta ad alimentare il fuoco sciovinista e guerrafondaio che sonnecchia sotto la cenere delle “democrazie”...
Per noi comunisti internazionalisti, una ragione di più per lavorare, come sempre abbiamo lavorato e sempre lavoreremo, non importa se minoritari e contro-corrente, per strappare il proletariato alla tagliola infame dei nazionalismi, delle “patrie” aggredite, oppresse, negate, invocate con sventolio di bandiere laiche, religiose, etniche... e alle raffiche di mitra e agli attentati terroristici e suicidi. Lo facciamo nella convinzione che, mentre si avvicina l'esplosione di un nuovo conflitto mondiale inter-imperialistico, con effetti ancor più devastanti di quelli prodotti dalle sanguinose due guerre mondiali e delle centinaia di non meno sanguinose guerricciole che le hanno accompagnate e seguite, si deve riprendere la via di una prospettiva anti-patriottica, anti-nazionale, anti-identitaria, anti-religiosa – una via che, classe contro classe, unisca i proletari di tutti i paesi in una lotta contro il proprio Stato, e dunque contro tutti gli Stati.
L'opposizione ai presenti e futuri fronti di guerra deve quindi ritrovare la via del disfattismo rivoluzionario e della fraternizzazione, armata e combattiva, tra i proletari, qualunque divisa siano costretti a vestire... Ma, per imboccarla, non bastano le sfilate, gli slogan, gli appelli. Bisogna organizzarsi ovunque per una lunga e radicale lotta di classe da portare fino in fondo, per la conquista del potere. Partendo dalla difesa delle condizioni di vita e lavoro della nostra classe, bisogna colpire duramente gli interessi economici e politici della borghesia, di ogni borghesia. L'istintivo rifiuto di accettare sacrifici economici e sociali in nome dell’“economia nazionale” deve accompagnarsi alla rottura aperta della pace sociale, con il ritorno deciso ai metodi e agli obiettivi della lotta di classe (unica reale e praticabile solidarietà internazionalista tra noi proletari, tanto nelle metropoli quanto nelle periferie imperialiste). E il rifiuto di ogni complice partigianesimo (nazionalista, religioso, patriottico, mercenario, umanitario, socialisteggiante, pacifista...) a favore di uno qualsiasi degli Stati o fronti di Stati coinvolti nelle guerre deve tradursi in azioni di sciopero economico e sociale che portino a veri scioperi generali per paralizzare la vita nazionale e aprire la strada a scioperi politici, atti a rallentare, impedire, sabotare, ogni mobilitazione e propaganda bellica.
Con questi capisaldi (e nel corso di battaglie che è e sarà costretta a combattere), la nostra classe, l'immensa schiera di chi per vivere non può fare altro che vendere la propria forza lavoro, potrà riconquistare, con la direzione del partito rivoluzionario, un’autonomia di lotta contro il suo nemico storico, la borghesia e la moltitudine delle mezze classi intellettualoidi e parassite che la sostengono, contro il loro Stato e le loro istituzioni.
Se non è rivoluzionaria, cioè se non ricomincia a lottare per sbarazzarsi di tutte quelle catene che il riformismo di ogni colore ha trasformato in preziosi braccialetti, la nostra classe non è niente; rimane un insieme di animali da reddito sacrificabile sull'altare del modo di produzione capitalistico in nome dell'unico borghesissimo dio dai tanti nomi, il profitto.
Gennaio 2025