Spenti i riflettori, gli altoparlanti, le telecamere del recente incontro fra banditi imperialisti, ecco che dalle viscere della terra di Cina viene la notizia dell'ennesima strage di proletari nelle miniere di carbone, simbolo del lavorare e morire per il profitto: sull'arco di decenni si allunga così la tragica lista. Questa è la cruda realtà del capitalismo, a smentire, per tutti gli ingenui che ancora ci credono, l'inganno pluridecennale del “comunismo cinese”: là, come in tutti i paesi “fondati sul lavoro”, domina la mortifera estrazione di plusvalore, motore principe del modo di produzione capitalistico. E smentisce anche l'altra carognesca costruzione ideologica, secondo la quale sarebbe ormai scomparsa la classe proletaria: nella dura e spietata realtà dei fatti, la nostra classe cresce invece costantemente di numero, via via che la crisi economica mondiale si approfondisce, con il suo strascico di distruzioni, massacri, migrazioni forzate, aggressioni fra imperialismi... E ha bisogno urgente, e di nuovo sono i fatti a urlarlo, dell'unica guida che può condurla fuori da quest'incubo economico e sociale: il partito rivoluzionario, il partito comunista internazionale.
La società del Capitale e del Profitto, la società divisa in classi, dello sfruttamento intensivo, della competizione di tutti contro tutti, ha fatto il suo tempo: da elemento progressivo, s'è trasformata in un'unica macchina di morte. Lavoriamo dunque perché la morte sia infine la sua, e non quella delle migliaia e migliaia di proletari che ogni giorni lasciano la vita nei suoi luoghi di lavoro.
23/5/2026