DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco.

In nozze peronismo-stalinismo

Lo stalinismo nostrano non manca, ogni volta che gli se ne presenta l’occasione, di tuonare contro il regime corporativo e fascista di Perón: lo stalinismo argentino fa lega col generale. È un piccolo saggio di… internazionalismo in edizione moscovita.

«Nuestra Palabra», organo del P.C. argentino, intitola il suo articolo di fondo del 2 dicembre 1952: «L’unità di peronisti e comunisti irrita gli yankees». Difendendosi con sdegno dall’accusa di «infiltrazione» nella C.G.T. peronista, l’organo staliniano dichiara che non di manovra tattica si tratta ma di aperta alleanza: gli staliniani «danno il loro pieno appoggio alla commissione interna sul posto di lavoro, al sindacato nella rispettiva industria e alla centrale operaia» della C.G.T. Infatti, gli obiettivi degli operai comunisti «sono precisamente gli stessi ai quali anelano gli operai peronisti: lotta contro l’imperialismo e la oligarchia (dal che si vede che Perón non è né un imperialista né il rappresentante di un’oligarchia capitalista), difesa della sovranità nazionale minacciata»; e perseguono la meta del «fronte unito nazionale di lotta contro l’imperialismo». Che cosa è questo fronte? «L’alleanza degli operai e contadini con la piccola borghesia urbana e agraria e con la borghesia nazionale. Nel nostro Paese… la base di tale alleanza è l’unità stretta fra peronisti e comunisti; è questo il punto di sviluppo del fronte nazionale… Questa alleanza si svolge in ogni luogo di lavoro, in ogni sindacato, dentro la C.G.T.».

Si dirà che si tratta di un’«alleanza dal basso»? Per nulla. Lo stesso organo, al numero del 9 dicembre 1952, articolo di fondo, mena vanto dell’apporto dato dal P.C. argentino all’elaborazione del secondo piano quinquennale governativo, a proposito del quale «è giunto alla conclusione che gli aspetti relativi alle questioni economiche sono in generale progressisti». Infatti, lo sviluppo previsto della produzione industriale, agricola, mineraria, ecc., significa «progresso per il Paese», l’industrializzazione significa «indipendenza economica nazionale e benessere operaio e popolare»: «in tutti i modi, è sicuro che i comunisti provvederanno affinché gli operai, i contadini, le masse lavoratrici in generale lottino uniti per la realizzazione degli aspetti positivi del piano, e nel corso della lotta sarà possibile ottenere che essi siano allargati… L’unità di tutti i lavoratori e di tutti gli uomini e le donne progressisti, dei peronisti e dei comunisti in primo luogo, permetterà d’infrangere le resistenze e di assicurare l’esito del secondo piano quinquennale».

Così, stalinismo e fascismo (progressista) argentino marciano di conserva contro… l’imperialismo!

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