Altri proletari assassinati in nome del profitto nel rogo di una fabbrica-dormitorio, le finestre sbarrate da inferriate, a Prato, regno italico dell'industria dell'abbigliamento. Un ennesimo massacro di proletari, di schiavi salariati: come durante la Rivoluzione industriale (leggere La situazione della classe operaia in Inghilterra di Friedrich Engels!), come a New York nel 1911 (146 operaie bruciate vive nella fabbrica in fiamme), come alla Thyssen Krupp a Torino nel 2007 (sei operai arsi vivi), come a Dacca in Bangladesh nel 2013 (oltre mille morti nel crollo di un palazzo-fabbrica) o, sempre nel 2013, a Lampedusa nel Mediterraneo (oltre 300 migranti morti affogati), come negli innumerevoli incidenti in miniera, anno dopo anno, in ogni parte del mondo, come nelle centinaia di migliaia di omicidi di lavoratori: bianchi, neri, gialli non fa alcuna differenza – proletari uccisi da quell'arma di distruzione di massa che è il capitalismo.
Adesso si mette in moto la giostra oscena di preti, poliziotti, politici, di giornalisti, giuslavoristi e di sociologi, di acquasantieri e di spargi-lacrime. Parleranno il Papa e il Presidente. La Magistratura aprirà un’inchiesta. Il sindaco di Prato proclamerà il lutto cittadino e i sindacati, che con il loro costante silenzio sulle condizioni di vita e lavoro di questi proletari, le hanno avallate e sono quindi corresponsabili, decideranno qualche minuto di... raccoglimento. I giornali saranno pieni di analisi e di denunce – per qualche giorno. Fino al prossimo massacro.
Perché di questo si tratta: massacro. L'estrazione di plusvalore dal lavoro vivo dei proletari non solo succhia loro energie quotidiane, accorcia le loro vite con tutti i possibili veleni psico-fisici: ma, poiché le spese improduttive devono essere ridotte al minimo, poiché la giornata lavorativa va estesa al massimo, poiché i ritmi di lavoro vanno intensificati, poiché il progresso tecnologico significa espulsione di manodopera dal processo produttivo e aumento incessante di quell'esercito di riserva di disoccupati o sottoccupati pronti ad accettare qualunque condizione di vita e di lavoro pur di sopravvivere... poiché questa è l'essenza del modo di produzione capitalistico, altri massacri seguiranno, sempre più diffusi perché sempre più acuta (al di là delle illusorie “ripresine”) si farà la crisi economica mondiale, e dunque più aspra e spietata la lotta per cercare di rallentare la caduta tendenziale del saggio medio di profitto – l'anima nera del capitalismo, la sua condanna a morte.
Leggiamo nel Manifesto del Partito Comunista: “La condizione essenziale per l'esistenza e per il dominio della borghesia è l'accumulazione della ricchezza nelle mani di privati, la formazione e la moltiplicazione del capitale. La condizione necessaria a creare il capitale è il lavoro salariato. Il lavoro salariato riposa esclusivamente sulla concorrenza fra i lavoratori. Il progresso dell'industria, di cui la borghesia è portatrice involontaria e passiva, produce, invece dell'isolamento dei lavoratori prodotto dalla concorrenza, la loro unificazione rivoluzionaria sotto forma di associazione. Con lo sviluppo della grande industria viene dunque sottratta sotto i piedi della borghesia la base stessa su cui essa produce e si appropria dei prodotti. Essa produce soprattutto i suoi propri becchini. Il suo tramonto e la vittoria del proletariato sono ugualmente inevitabili”.
Che il prossimo rogo non sia di altri proletari, ma di quest'infame, assassino modo di produzione che ha nome capitalismo.
Partito comunista internazionale – il programma comunista
2 novembre 2014