Il capitalismo e la sua organizzazione per Stati nazionali producono sempre e solo guerra: guerra tra i singoli capitali, guerra tra i singoli monopoli, guerra per il controllo dei mercati, guerra per il controllo delle materie prime e, sempre, guerra permanente contro la nostra classe proletaria, l'immensa schiera dei lavoratori dipendenti!
Il modo di produzione capitalistico è ormai da anni in una crisi di sovrapproduzione: troppe merci, troppi capitali non riescono più a garantire alle aziende il profitto aspettato, nonostante il disperato tentativo di aumentare i guadagni esaltando con ogni mezzo la “produttività”, l'apologia del consumo, l'inganno della speculazione finanziaria.
Ogni Stato è lo strumento di dominio con cui le varie borghesie nazionali agiscono come un unico Capitalista Collettivo per contendersi le zone di produzione e le vie di commercio delle materie prime, le zone di smercio dei propri prodotti e di investimento dei propri capitali, e, soprattutto, il controllo e lo sfruttamento della forza lavoro di noi proletari.
La ricchezza del Capitale si basa sulla riduzione al minimo indispensabile del “costo del lavoro”:
i nostri salari, nei rari e brevi periodi delle vacche grasse dell'espansione economica, possono dare l'illusione del benessere, della prosperità collettiva, e assicurare un'apparente unità e pace sociale con l'inganno riformista dell'assistenzialismo (case, sanità, istruzione, svago e tutto quel ciarpame che spacciano per cultura, a basso costo). Ma non appena il ciclo rallenta e il plusvalore estorto dallo sfruttamento della nostra forza lavoro tende anche solo a ridursi, lo Stato, il Capitalista Collettivo, rivela il suo vero volto e tutti gli sforzi del Governo (il suo comitato d'affari, espressione dell'assemblea degli azionisti, che sono le sue più o meno autoritarie assemblee legislative) sono rivolti a ridurre anche il minimo indispensabile: con la balla della produttività, si abbassano e si diversificano i salari, si aumenta e si intensifica l'orario di lavoro, si esalta il cottimo, si rendono precarie e sempre più insicure e malsane le condizioni di lavoro, si allontana sempre più il pensionamento riducendone gli assegni. L'inganno riformista salta per aria e i costi dell'assistenzialismo salgono talmente in alto che perfino mantenersi in salute diventa un lusso... E crollano le possibilità di impiego, le aziende “ristrutturano” o chiudono e, mentre aumentano gli investimenti in nuove macchine e nuovissime tecnologie, riducono al minimo le assunzioni, licenziano, la disoccupazione dilaga. Tutti gli Stati, qualsiasi sia il loro regime, rafforzano la forma e la sostanza della dittatura di classe, con il rafforzamento delle misure di controllo sociale, legislazioni sempre più repressive, più sbirri nelle strade, botte e legnate impunite a chiunque osi alzare la testa e rivendicare ii proprio diritto all'esistenza, regolamentazioni sempre più strette nelle contrattazioni contrattuali e della possibilità di scioperare (ossia, il dovere di rivendicare una vita migliore e non una mera sopravvivenza!).
Ma non basta: l'incontro/scontro con gli altri Stati passa, dal terreno infingardo e pacioso degli accordi e disaccordi economici, di quelli diplomatici, della retorica del diritto internazionale e delle alleanze, a quello della minaccia e della guerra guerreggiata, più o meno ibrida... E si arriva al “disordine internazionale” degli ultimissimi decenni: dalla mai conclusa guerra di rapina ai danni degli Stati produttori di materie prime, dalla dissoluzione della Repubblica Jugoslava, dalla “esportazione della democrazia” e relative “missioni di pace” in Medio oriente, alla “operazione militare speciale” dello Stato russo in Ucraina, alla “strana” tregua guerreggiata negli stretti di Bab-el-mandeb e di Hormuz... Tutte guerre del Capitale, tutti conflitti imperialistici con i loro strascichi di deportazioni, pulizie etniche, profughi, stermini al limite del genocidio... e milioni di morti proletari. Come sono morti nostri i proletari sacrificati sull'altare di una impossibile patria meschina e crudele quelli disgraziatamente nati in Terra Santa, macellati dalla borghesia israeliana e mandati al massacro da quella palestinese.
Non possiamo più subire, non dobbiamo più subire, queste carneficine che ci vogliono costringere a combattere in difesa di miti assassini (l'identità etnica laica e religiosa, il fantasma della libertà e il cadavere della democrazia, l'ordine e la sicurezza sociale, l'esaltazione della proprietà e del consumo privati, il “nostro” stile di vita, e chi più ne ha più ne metta) per difendere l'unico interesse della borghesia capitalista tanto in pace come in guerra: continuare a sfruttare la nostra forza lavoro e continuare a consumare le risorse naturali per accumulare e valorizzare la propria ricchezza!
Bisogna tornare a difendere i nostri interessi senza nessuna solidarietà con chi sfrutta la nostra forza lavoro: l'interesse dell'economia nazionale è solo l'interesse della borghesia nazionale!
E' dalla metà degli anni settanta del '900 che ci chiedono e ci obbligano a “fare sacrifici” per un “futuro migliore”e il risultato dopo cinquant'anni (due generazioni di esseri umani!) è questo: aumento del costo della vita, disoccupazione, impoverimento, malasanità, distruzione dell'ambiente, trasformazione delle città in vetrine per ricchi che diventano sempre più ricchi e per i loro servi di ogni ordine e grado... E accelerazione della militarizzazione, per prepararci ad accettare la loro guerra! La loro guerra imperialista, dove non esistono “aggressori” o “aggrediti”, ma milioni di vittime proletarie!
Per ricominciare a vivere e non a sopravvivere, per non limitarsi a resistere inseguendo le utopie di un ormai impossibile e assassino riformismo, bisogna cominciare a rompere con tutte le pratiche e le ideologie dell'unità nazionale e patriottica!
Organizzarsi ovunque per una radicale lotta di classe contro lo Stato del Capitale, le sue Istituzioni e tutti i suoi partiti! Rompere la pace sociale e la solidarietà economica.
Rivendichiamo forti aumenti dei salari e delle pensioni, riduzione delle bollette energetiche e dei costi sanitari, riduzione drastica dell'orario di lavoro e assunzioni nuove e stabili, nessuna differenziazione salariale tra femmine e maschi, tra nuovi e vecchi assunti, tra “indigeni” e “immigrati”, luoghi e tempi di lavoro sicuri e salubri. Ritorniamo a esercitare il dovere di scioperi combattivi e coraggiosi (picchetti, spazzolate di crumiri, squadre di difesa dalle vessazioni e dalle violenze delle forze dell'ordine, ecc. ), contro le tremebonde e complici organizzazioni sindacali nazionali e nazionaliste, per riorganizzare un combattivo sindacato autonomo dalle Istituzioni statali!
Cominciamo così a praticare il disfattismo contro la pace del Capitale per arrivare preparati a praticare un vero e proprio disfattismo antipatriottico e antimilitarista contro la guerra del capitale: boicottare lo sforzo bellico, lasciare che il proprio Stato e i suoi alleati siano sconfitti, disertare e disobbedire in maniera organizzata alle gerarchie militari e politiche, fraternizzare con i soldati “nemici” (proletari come noi, anch'essi intrappolati nelle loro “patrie”), tenere ben strette le armi e imparare a usare i sistemi d'arma, per difendersi prima e liberarsi poi dai tentacoli delle Istituzioni dello Stato borghese, trasformare la guerra tra gli Stati in guerra dentro gli Stati, in guerra civile guerra rivoluzionaria!
Anche per questo hanno lavorato, lavorano e lavoreranno, contro tutte le forze politiche che sfruttano i nostri bisogni, la nostra vita e le nostre speranze, i comunisti organizzati nel nostro Partito.
Il Primo Maggio non è un giorno di festa, ma un giorno di lotta rivoluzionaria![]()