A Milano i riders scioperano senza scioperare

Pubblicato: 2017-09-21 19:32:30

Nel tardo pomeriggio di sabato 15 luglio 2017, si è tenuta a Milano la “Deliverance strike mass”, organizzata da un comitato sorto all’interno della società di consegne a domicilio Deliveroo. Erano presenti non più di duecento persone, di cui una cinquantina circa dipendenti di Deliveroo e i restanti un variegato insieme di colleghi di altre società analoghe (Foodora, Just Eat, Glovo, Ubereats, ecc.), giornalisti e curiosi. Il programma prevedeva un iniziale presidio in Piazza XXIV Maggio, all’interno di un’area oggi moderna e piuttosto benestante della città, ma che rappresenta anche un punto di ritrovo dei riders (i ciclisti) durante il turno lavorativo e per quest’ultima ragione scelto come luogo di incontro.

Oggi un rider (chiamato “fornitore indipendente”!) può guadagnare circa 8 euro all’ora di cui 5,60 fissi e il resto a cottimo in base al numero di consegne: per lavorare, ha bisogno di uno smartphone attraverso il quale, servendosi delle applicazioni a supporto, prenotare una fascia oraria di giorno in giorno e, quando il sistema la accetta, presentarsi al proprio punto di ritrovo. Lì riceverà, sempre via telefono, gli ordini da eseguire, si recherà a prendere la consegna dove richiesto e la porterà al cliente. Mediamente una consegna richiede 20-30 minuti, in quanto ogni rider lavora solo su una zona della città. Naturalmente, in caso di infortunio sembra non esserci una concreta copertura assicurativa e in caso di malattia non si è retribuiti. Inoltre e come se non bastasse, esiste un sistema informatico che traccia le prestazioni di ognuno e fa sì che un rider veloce ed efficiente salga nella classifica di produttività e quindi riceva più ordini, mentre un rider che ha fatto una settimana di malattia, oltre a non essere pagato, si ritroverà in fondo alla stessa classifica e dovrà scalarla di nuovo, in un’incessante e orrenda concorrenza tra colleghi.

Alcuni compagni hanno partecipato al presidio, che si è rivelato però piuttosto deludente. Se fin da subito i numeri non promettevano niente di significativo, si è poi svelato il senso reale del nome dato all’iniziativa: nonostante si parlasse di “Strike mass” (più o meno “massa che sciopera”), è stata una manifestazione di sensibilizzazione culturale rispetto a questo nuovo tipo di lavoro, con tutta la retorica e ideologia dominante che ne consegue. Uno degli organizzatori spiegava infatti che non era possibile organizzare uno sciopero perché i riders, non essendo dipendenti ma collaboratori dell’azienda, non hanno diritto allo sciopero, accettando il concetto legalista e quindi borghese dello sciopero e non accennando minimamente allo sciopero come uno strumento volto a creare solidarietà fra i lavoratori e disagio economico immediato all’azienda e di conseguenza non regolamentato. Da materialisti, non intendiamo attribuire le colpe ai manifestanti: si tratta invece di un’ulteriore conferma della (momentanea) vittoria della classe borghese, che da sempre ingabbia le rivendicazioni proletarie all’interno del quadro della legalità, della regolamentazione e dei diritti, frammentando la classe e scongiurando, per il momento, una maggior radicalizzazione della lotta in senso classista.

Del resto, ciò che non è stato detto, ma che è risultato subito lampante ai compagni presenti, era il fatto che uno sciopero non era possibile tecnicamente: non c’erano i numeri sufficienti, visto che Deliveroo conta al suo interno più di 600 riders nella sola città di Milano e gli aderenti all’iniziativa non superavano i 50; inoltre, alcuni di essi avevano già informato l’azienda che sarebbero stati assenti, dando ad essa la possibilità di trovare comodamente dei sostituti e di evitare ogni danno economico o disservizio.
Quanto ai ragazzi (la maggior parte dei collaboratori ha un’età compresa tra i 25 e i 30 anni), si è notato uno scarso livello di disagio e di rabbia reali e un’ancor inferiore preparazione organizzativa e conoscenza della propria condizione: le rivendicazioni presentate erano innanzitutto il rispetto del regolamento da parte di Deliveroo; i fattorini sono spesso costretti ad uscire dalla loro zona di competenza, allungando i tempi di consegna. Inoltre, gli intervistati hanno richiesto assicurazione, ferie e malattia e, come è stato detto, “se vogliamo sognare in grande, anche la tredicesima.”, ma non appena è stato chiesto loro come intendessero raggiungere questi obiettivi, la risposta è stata vaga e svicolante.

“Se siamo risorse per la nostra azienda, per quale ragione non abbiamo copertura assicurativa integrativa in caso di incidente o un bonus in caso di pioggia, materiale di lavoro adeguato o rimborsi spesa per la manutenzione?”. Così si legge nel volantino che è stato distribuito al presidio e che riassume le rivendicazioni e spiega il senso della manifestazione. Non possiamo che rispondere come sempre rispondiamo: è il meccanismo dell’estrazione di plusvalore dal lavoro umano, su cui si fonda il modo di produzione capitalistico; nello specifico, le spese elencate rappresentano una fetta di costi improduttivi per l’azienda, non in grado cioè di valorizzare il capitale e quindi, soprattutto nei periodi di crisi, vengono eliminati.

Insomma, da quanto visto è chiaro che la situazione della lotta di classe è in evidente ritardo, ma d’altra parte sappiamo che non esiste volontà del singolo che muova il corso della storia e sappiamo anche che all’orizzonte non ci sono che nuvole. Quello della cosiddetta “Gig economy” non è un fenomeno isolato: stando a un articolo uscito il 29/5/17 sul settimanale “pagina99”, l’economia degli autonomi muove 28 miliardi di euro nella sola Europa e coinvolge oggi 162 milioni di lavoratori (tra il 25% e il 30% della popolazione attiva) tra Europa e Stati uniti (dati del McKinsey Global Institute). In Inghilterra, come riportato dal Corriere della Sera, è un fenomeno che dura da diversi anni, occupa 14 milioni di indipendenti, per la metà dei quali rappresenta fonte di reddito primaria, e ha già attirato l’attenzione di alcuni sindacati. Ma torneremo sull’argomento nei prossimi numeri del giornale con un articolo più ampio e dettagliato.

Prima o poi, quindi, i riders, sia coloro che lo fanno per pagarsi le vacanze durante l’università, sia coloro che portano avanti la propria famiglia lavorando a tempo pieno, saranno costretti a ricorrere all’arma dello sciopero,. È già stato fatto dai fattorini di Foodora lo scorso ottobre a Torino e, stando alle dichiarazioni più recenti, è in discussione uno sciopero dei lavoratori di Deliveroo a Milano per il mese di Settembre.
A chiosa del volantino si legge: “Pretendiamo risposte concrete e ci stiamo organizzando per farci valere!” Non possiamo che essere solidali con questo movimento che, seppur immaturo, minoritario e impotente, potrebbe evolversi e ingrandirsi: allora, saranno costretti a scioperare e non ci sarà retorica buonista in grado di farli arretrare di fronte alla parola “sciopero” e far loro dire solamente “manifestazione pacifica”; saranno costretti e dovranno organizzarsi, radicalizzandosi nella propria classe e uscendo dalle logiche della singola azienda e della categoria. Saranno costretti.

 

Partito comunista internazionale

                                                                           (il programma comunista)