Il mercato dei dittatori

Pubblicato: 2011-04-06 21:35:37

Chi si ricorda più del corteggiamento che si fece del dittatore Hitler e del duce italiano prima che scoppiasse il secondo conflitto mondiale, dell’esaltazione quasi mistica, inglese e americana, dello stato sociale ordinato, esemplare, nazi-fascista, che aveva “messo a posto” i comunisti e tutta la marmaglia migrante e miserabile? Chi si ricorda dell’alleanza russo-tedesca che ha aperto quella stessa guerra, o dell’alleanza di guerra e di pace conflittuale Usa-Russia, che condannò alla repressione il proletariato tedesco, ungherese, cecoslovacco, nel secondo dopoguerra?

Se non fosse una vecchia mania criminale tanto cara all’ideologia borghese, si potrebbe dire che ciclicamente, nelle bancarelle delle democrazie è presentata a prezzo di saldo la specie dei dittatori in disuso, dopo che sono stati esaltati e usati come campioni della pace, della stabilità, dell’equilibrio generale. I mezzi di comunicazione di massa ci presentano questi vecchi rimbecilliti, che si offrono in sacrificio per esaltare l’eterna divinità del “principio di democrazia”. Così, il movimento di protesta tunisino ed egiziano, la lotta coraggiosa che quei proletari hanno innescato, le vittime a centinaia e gli arresti a migliaia, sono trasformati in “lotta contro i dittatori”, “lotta contro regimi autoritari e antidemocratici”: la “comunità internazionale”, quella bastarda entità di stati massacratori, creatori di despoti, si rifà la faccia per perpetuare il dominio imperialista.

Ma chi sono Ben Alì, Mubarak, Bouteflika? Quali interessi hanno rappresentato e rappresentano? Quale sostegno hanno avuto? quello politico, militare, sociale, economico, delle ben più vecchie baldracche democratiche. Quanto sangue è stato sparso, quanta violenza, quanto sudore! Chi ha imposto l’aumento dei prezzi del pane, chi ha impoverito il proletariato, chi ha arricchito le classi medie e soprattutto gli imprenditori, gli affaristi finanziari, i commercianti? Chi ha ingigantito il debito? Chi ha spinto l’intera economia verso il baratro? E le vestali corresponsabili di quel disastro sociale (Francia, Italia, Germania, Usa) se ne stanno – si può star sicuri! – già in assetto di pronto intervento, al solo scopo di attenuare le grosse increspature dell’onda sociale affinché nulla cambi, o per entrare in scena nel caso in cui l’intero processo rischi di sfuggir di mano: danno consigli, si dicono… preoccupate per quello che sta accadendo.

La continuità delle micidiali “riforme” capitalistiche che hanno devastato a suo tempo l’America Latina, innalzando dittature e liberandosi delle stesse quando non servivano più, o che hanno assecondato le tante piccole dittature (democratiche, però!, perché avallate dalle carnevalate elettorali) e le loro pulizie etniche nei Balcani dietro la suddivisione territoriale dei gasdotti, richiede, in questo tempo di crisi, la “sostituzione” del personale politico come in ogni azienda allo stato fallimentare. L’instaurazione di altri politici-burattini assicurerà gli affari e a sua volta preparerà le condizioni per la destituzione del solito governo “corrotto e impopolare”, rappresentato come causa dell’impoverimento di un’intera popolazione, in un processo a catena. Di chi era amico Saddam Hussein, di chi Pinochet, di chi lo Scià di Persia (senza dimenticare i loro simili coreani, birmani, e via cantando)? Che specie di democrazia si trova negli Emirati e in Arabia Saudita?

Ma c’è di più e di peggio: una “nuova teoria” che circola in queste settimane. E cioè che gli Stati imperialisti e le truppe della civiltà e del progresso (che, com’è noto, stanno esportando la democrazia in Afganistan e in Iraq) starebbero attaccando ad arte la sovranità nazionale tunisina ed egiziana ormai decrepita, starebbero conducendo un’operazione destabilizzante per… migliorare la caratura della democrazia; gli speculatori, i grandi operatori rialzisti e ribassisti sulle materie prime sarebbero alla testa di questa “rivoluzione dei gelsomini”. Insomma, l’aumento del “prezzo del pane” e dello zucchero non avrebbe niente a che vedere con l’aumento dei costi di produzione, ma sarebbe stato sapientemente suscitato per innescare quelle rivolte, con il solo scopo di… cambiare i governi (o per mantenerli, nell’eventualità della nascita dell’“antidemocrazia” islamica). Dunque, la speculazione genera la volatilità del mercato, e a sua volta l’instabilità che ne risulta incoraggia nuova speculazione fino al rovesciamento dei dittatori? La speculazione sarebbe dunque un’arma “pacifica”, finalmente trovata, per il rilancio della democrazia a scala universale, e la crisi generale di sovrapproduzione sarebbe figlia della speculazione, a sua volta figlia di un’eminenza grigia seduta dietro una scrivania del Fmi, dove ipotetici Stati alleati la utilizzerebbero per liquidare i concorrenti “non democratici”. Su tutto troneggia il gentile “comando imperiale della democrazia”, che nel suo iter trionfale annuncerebbe la vittoria liquidando i dittatori e regalando ai “popoli del mondo” libertà, lavoro, pace, benessere… Ma in realtà questa democrazia del capitale (l’unica democrazia possibile) è la più grande mistificazione del dominio borghese. E’ la democrazia che dalle urne ai referendum aziendali ti offre di scegliere: “O lavori da schiavo o muori di fame!”.

La dietrologia economica e politica non ha più confini, così come non ha confini il mercato delle corbellerie.

 

Partito Comunista Internazionale
(il programma comunista n°02 - 2011)