Contratti scaduti per milioni di lavoratori. Anche ad Amazon ci pensano i sindacati confederali a “fare il pacco”

Sono circa il 50% del totale i lavoratori in Italia con contratto scaduto (dati aggiornati a febbraio 2025), circa 6,3 milioni di lavoratori con stipendi bloccati mentre il costo della vita aumenta vertiginosamente. I padroni hanno deciso così, in pratica, di concedersi un prestito, di risparmiare sul costo del lavoro con l'assordante silenzio-assenso dei sindacati di regime: meglio tenere i soldi in cassa piuttosto che essere costretti ad adeguare gli stipendi all’inflazione in continua crescita. Il numero dei lavoratori “in attesa” è destinato ad aumentare, a fine anno arriveranno a scadenza diverse categorie: legno, arredo, gommaplastica, vetro, trasporto aereo, occhialeria.

I lavoratori che aspettano da più tempo il rinnovo sono quelli del Pubblico Impiego che, se escludiamo le Funzioni centrali, aspettano ben due “adeguamenti”: non solo non è stato rinnovato l'ultimo triennio, ma nemmeno il precedente quello 2022-2024. Nel settore privato i contratti scaduti da più tempo sono sicuramente quello dei call center (Assocontact che riguarda circa 400 mila lavoratori), scaduto dal 2021, e quello delle telecomunicazioni (Assotelecomunicazioni, che riguarda più di 200mila lavoratori) scaduto nel 2022. Un settore dove all'alba del 2000 diverse grandi società hanno affrontato una notevole ristrutturazione ribattezzata dai sindacalisti di regime e dai “datori di lavoro” “fase trasformativa”. In realtà la solita ristrutturazione: rinnovo dei mezzi di produzione con conseguente riduzione del personale, intensificazione dello sfruttamento di chi rimane... la cosiddetta flessibilità e l'aumento aumento della produttività … tipico di tutta la storia secolare del Capitale… sai che novità!!!

Affrontiamo in questo articolo la “vacanza contrattuale” nel settore delle telecomunicazioni e dei call center, vertenze nelle quali, per esperienza diretta di nostri compagni, abbiamo constatato (per l'ennesima volta) come l'attitudine paternalistica e aziendalistica, filopadronale, degli operatori dei sindacati “tricolori” rende difficile ai lavoratori l'organizzazione per una efficace difesa delle condizioni di lavoro e di recupero salariale Quel che abbiamo vissuto in questo settore si ripete per ora identico nelle decine di altre vertenze per il rinnovo del contratto che coinvolgono milioni di lavoratori.

 

Differenza tra Telecomunicazioni e Call center

Il contratto nazionale Metalmeccanico Telecomunicazioni viene applicato ai lavoratori di grandi aziende come TIM, Vodafone, WindTre, Fastweb, e Amazon (assistenza clienti come nel customer service con sede a Cagliari). E' un contratto che copre una varietà di mansioni: tecnici di rete, ingegneri, personale amministrativo, addetti al customer care specializzati, operatori di centrale ecc. tutti lavoratori che dai mezzi di comunicazione di massa e dai liquidatori della classe operaia sono stati definiti “proletari del nuovo millennio”... E' un contratto con più garanzie e tutele, con una maggiore retribuzione media, più ferie e permessi, maggiori diritti sindacali e garanzie rispetto al contratto call center.

Il contratto Call Center (CCNL Servizi o Multiservizi o in alcuni casi addirittura contratti “ibridi” o derivati dal commercio) presenta retribuzioni più basse, maggior flessibilità negli orari (compreso il part-time ciclico o intermittente), minori tutele su turni e pause, minori garanzie è spesso utilizzato da aziende in subappalto e perfino in sub-subappalto (es. Comdata, Covisian, Almaviva, ecc.) che gestiscono servizi di base di assistenza ai clienti.



Breve storia di una ennesima divisione dei lavoratori

Fino agli anni 2000 in Italia il CCNL delle telecomunicazioni era unico e non esisteva alcun contratto call center. Sono stati CGIL CISL e UIL ad assecondare ed avallare questa divisione dei lavoratori, firmando dei CCNL specifici che hanno permesso alle grandi aziende di telefonia di affidare a ditte esterne quel tipo di servizi, con il risultato immediato di rendere i lavoratori più flessibili, più precari, con minore retribuzione e tutela normativa.

Grazie a questa mossa ‘strategica’ dei sindacati confederali, ideologicamente fatta passare per una forma di “salvaguardia dei posti di lavoro”, si è legalizzata la procedura di appalto e subappalto di questi servizi con il conseguente demansionamento cioè riduzione di salario, garanzie e tutele dei lavoratori che prima lavoravano con contratto telecomunicazioni. Le confederazioni sindacali li presentarono come l’unica soluzione per evitare licenziamenti collettivi in un periodo di crisi per le telecomunicazioni - non sia mai che si ricorra alla lotta e allo sciopero vero!!! In effetti per i sindacati confederali si trattò di mantenere il business delle tessere costantemente in attivo. La separazione tra lavoratori con contratto Telecomunicazioni e quelli call center è stata graduale, ma subì un'accelerazione significativa tra il 2003 e 2007. Eppure, con la faccia tosta che li contraddistingue, recentemente i sindacati confederali hanno gridato allo scandalo perché Assocontact, l’associazione delle aziende dei call center, ha firmato un rinnovo contrattuale con il sindacato CISAL (gennaio 2025) che prevede un ulteriore demansionamento per molti lavoratori che passeranno dal contratto telecomunicazioni a quello call center.

A 20 anni di distanza dai contratti “demansionanti” firmati da loro stessi, C.G.I.L, C.I.S.L., U.I.L. organizzano assemblee, fanno i “duri e puri” nei loro comunicati, puntando l’indice contro CISAL per aver stipulato quelli che loro chiamano “contratti pirata” o “contratti topolino” che ratificano la separazione tra i lavoratori del call center e quelli delle telecomunicazioni. In realtà CISAL ha ripetuto oggi una prassi che i confederali avevano già intrapreso più di 20 anni fa.

Un altro motivo per definire contratti pirata quelli firmati da CISAL, sarebbe la sua scarsa rappresentatività. Un ben fragile argomento visto che nel settore delle telecomunicazioni e call center la stessa rappresentatività dei confederali non raggiunge il 25% degli addetti...

I confederali inoltre cercano di screditare CISAL appioppandogli l'epiteto di “sindacato aziendale” e su questo possiamo anche essere d’accordo! Ma Cgil Cisl e Uil non si comportano proprio come un sindacato aziendale? L'esperienza diretta di ogni lavoratore nei rapporti quotidiani con le aziende e con i sindacati rende evidente che la preoccupazione principale di CGIL CISL e UIL è mantenere efficiente, produttiva, competitiva l'azienda e subordinare salari, normative e diritti dei lavoratori. Il comportamento particolare in ogni singola azienda non è altro che l'applicazione quotidiana della più generale strategia di un sindacalismo istituzionalizzato sempre più subordinato alla prosperità dell'economia nazionale. L'azione concreta di un sindacalismo divenuto una istituzione dello Stato borghese, un apparato che pur non negandola mantiene la lotta economica nei limiti compatibili dell'economia moderna. Il principale indice di efficienza dei sindacati confederali rispetto a questa loro funzione nello Stato borghese, nonché loro principale forma di finanziamento è il business delle tessere che utilizza la modalità del prelievo diretto in busta paga, una vera e propria tangente che alimenta la burocrazia sindacale e i suoi privilegi. Anche nella vicenda di cui stiamo dando cronaca, abbiamo sperimentato come, ogni volta che ci si dovrebbe preparare per uno sciopero, ogni volta che si indice un'assemblea e soprattutto ogni volta che si manifesta un malumore che sottolinea la scarsa efficacia della lotta e l'esiguità dei risultati ottenuti questo tipo di operatori sindacali esaltano per prima cosa la necessità di tesserarsi al loro sindacato confederale con la motivazione che nella loro ricerca ossessiva del dialogo con l'azienda quel che conta è la rappresentatività numerica.

Guai ai lavoratori che osano mettere in evidenza l’inefficacia degli scioperi separati e la divisione tra categorie all’interno della stessa azienda, allora inizia la campagna di denigrazione e la persecuzione da parte dei sindacati e della stessa azienda. Ad esempio, in Amazon, interessata al rinnovo del contratto telecomunicazioni per i lavoratori del contact center (assistenza clienti), non esistono rappresentanti dei lavoratori (RSU), ma solo rappresentanti aziendali cooptati dai sindacati confederali (RSA), che spesso rivestono anche una funzione da piccolo dirigente, una sorta di caporale aziendale che fa presto a prendere di mira i lavoratori più disincantati e critici.

E' poi una specialità dei sindacati confederali mantenere divise categoria per categoria vertenze e azioni di sciopero, anche quando riguardano una unica azienda. Facciamo l'esempio con ciò che abbiamo toccato con mano in Amazon. Tre contratti, tre vertenze per lavoratori a mansioni differenti, ma dipendnti dalla medesima azienda, consapevolmente tenuti separati. I lavoratori del call center (CCNL Servizi e Multiservizi...) sono stati chiamati a scioperare il 3 febbraio, quelli a contratto Telecomunicazioni il 31 marzo e quelli a contratto logistica il 18 aprile. Naturalmente nessun coinvolgimento dei lavoratori “somministrati”, in appalto e in subappalto. Quando i lavoratori più critici, più consapevoli e più informati fanno notare che scioperare separati è un metodo sicuro per essere sconfitti, i sindacalisti fanno orecchie da mercante e trattano i lavoratori dall’alto in basso con la malafede che si sintetizza nella arrogante affermazione “cosa ne vuoi capire tu, di attività sindacale, quello è un altro contratto!”. Appunto... I sindacati che accusano CISAL di separare i call canter dalle telecomunicazioni, di demansionare i lavoratori delle telecomunicazioni per inquadrarli nel contratto call center, li abbandonano in scioperi separati… naturalmente di scioperi farsa, con preavviso, limiti di tempo e nessun danno reale per l’azienda! Stessa situazione e stesso sciopero farsa per gli addetti alla logistica che, in circa 14.500, sono senza contratto. Con lo studiato pretesto della differente vertenza e normativa contrattuale fomentando la mentalità corporativa che con spontanea naturalezza alberga in chi è laureato, specializzato, tecnico... hanno preferito la tattica dello sciopero in date vicine ma differenti e hanno continuato il loro lavoro di rottura di ogni anche lontana unità nelle lotte!



C’erano una volta le assemblee sindacali

Un tempo le assemblee sindacali si svolgevano in presenza. I lavoratori potevano guardarsi in faccia e urlare contro i sindacalisti se si sentivano traditi. Ora tutto si svolge da remoto, in videoconferenza. I nostri compagni hanno partecipato all'assemblea dei lavoratori in preparazione dello sciopero delle telecomunicazioni del 31 marzo u.s. I lavoratori possono partecipare tramite link fornito dai sindacati. L'assemblea raggruppa tutte le aziende con contratto Metalmeccanico Telecomunicazioni (Amazon Contact center, Sky, Convergys, Wind3, Tim, Vodafone, Fastweb, Fibercop rete TIM, Covisian, Connecta ex comdata e altre). In queste assemblee si parla per alzata di mano digitale, quando il sindacalista di turno lo concede. Generalmente il moderatore è il segretario regionale del sindacato con più tesserati (aridaje!). Rispetto all'assemblea in presenza tutto è più controllabile ed è semplice per il moderatore silenziare gli interventi dei lavoratori più critici e potenzialmente combattivi, ritenuti ostili, spie della CISAL e dei sindacati “pirata”. Per di più è impossibile guardarsi negli occhi tra colleghi o sentirsi esultare, condividere o protestare...tutti hanno il microfono silenziato dai moderatori, finché, per grazia ricevuta, non gli si concede la parola. Alle assemblee regionali della Sardegna per il settore delle telecomunicazioni hanno partecipato circa 1500 lavoratori. Per più di un’ora hanno parlato solo le dirigenze sindacali. Le rivendicazioni per lo sciopero sono quindi state calate dall'alto, e sono le stesse elencate nel comunicato da loro distribuito per via telematica, e pubblicato nella bacheca… digitale… per chi ne ha accesso!!! Tutto si svolge senza che i lavoratori nemmeno si conoscano tra di loro. Figuriamoci organizzarsi! Questi i temi trattati dai dirigenti sindacali nell’assemblea, che riprendevano le rivendicazioni del comunicato in preparazione dello sciopero:

* Rinnovo del contratto telecomunicazioni fermo dal 31 Dicembre 2022

* Combattere il sindacato CISAL, accusato di aver firmato un “contratto topolino” peggiorativo per i lavoratori telecomunicazioni e call center (senza naturalmente spiegare ai lavoratori che i contratti peggiorativi furono introdotti 20 anni fa proprio dai sindacati confederali).

* Organizzare un “picchetto” di fronte alla sede di Confindustria, in tutte le regioni italiane ( in realtà in luoghi “concordati” cioè scelti dalla Prefettura).

* Aderire compatti al referendum indetto da CGIL (un po' di propaganda ai fini partitico-parlamentari non guasta mai!).

Dopo più di un’ora di catechismo sindacale, rivendicazioni calate dall'alto, denuncia dei ‘falsi’ sindacati e propaganda politica a favore dei loro partiti borghesi di riferimento si concede finalmente la parola ai lavoratori, chiedendogli paternalisticamente se hanno delle domande da porre.

Prendono la parola alcuni lavoratori per alzata di mano (digitale), e dal linguaggio si capisce subito che si tratta di RSA (rappresentati sindacali scelti dai sindacati e non dai lavoratori).

A questo punto un nostro compagno, chiede la parola, per stimolare gli interventi degli altri lavoratori, per tastare il polso… e per lo schifo insopportabile verso la narrazione dei sindacati: «Per oltre un’ora ho sentito parlare i sindacalisti, ma considerando che lo sciopero dovremmo farlo noi lavoratori, mi sembrerebbe più utile, in una assemblea in preparazione di uno sciopero, che ha come scopo il rinnovo del contratto e quindi l’aumento del salario, sentire gli umori dei lavoratori, le loro rivendicazioni. Voi dirigenti sindacali venite qui a proporci questa carnevalata che spacciate per sciopero, chiamate “picchetti” queste farse di sit-in di fronte alle sedi di Confindustria. Dobbiamo ricordare ai lavoratori che il picchetto è un’arma di lotta e siamo costretti a ricordarlo perché voi sindacati siete i primi a fare confusione. Il picchetto non è, come dite voi, un sit-in di fronte ai sindacati padronali, bensì un'azione di protesta in cui un gruppo di lavoratori, durante uno sciopero, si schiera davanti al luogo di lavoro per bloccare l'accesso a chi non aderisce allo sciopero, cioè, è un’azione contro i crumiri. Conoscete questa parola, crumiri? Cioè, il picchetto è proprio una delle azioni di lotta dei lavoratori, che infatti si sta cercando di criminalizzare e reprimere con il recente DDL 1660, decreto su cui voi non avete detto niente.

«Per quanto riguarda la vostra strategia degli scioperi a nostre spese, gli scioperi veri, dovrebbero unire tutti i settori non solo di una azienda, ma nazionali e bloccare la produzione senza limiti di tempo e per essere efficaci si fanno senza dare alcun preavviso allo Stato e ai padroni. Perché vi ostinate a dividerci per settore, date separate tra i vari settori, per regione, a farci scioperare a tempo? Solamente per arrivare ad un tavolo di trattativa con maggiore potere contrattuale per voi dirigenti? Maggiore potere contrattuale nella solita strategia della concertazione con i padroni, non per migliorare le nostre condizioni di vita e di lavoro.

«Storicamente solo scioperi veri hanno ottenuto degli aumenti salariali. Scioperi veri significa anche di tutte le categorie... non solo telecomunicazioni, non solo call center, non solo logistica, non solo metalmeccanici... stare divisi è il modo migliore essere sconfitti in partenza! A chi conviene?

«Nell’ultimo anno di trattative ci avete riempiti di parole altisonanti come 'tavoli di concertazione', 'procedure di raffreddamento', 'dumping salariale', ma l'unica cosa che abbiamo sperimentato concretamente è stata l'inflazione incalzante: tutte le merci, anche i beni di prima necessità, sono triplicate di prezzo ed i salari al contrario sono rimasti fermi, noto solo una estrema riduzione del nostro potere d'acquisto! Vorrei sapere se sono solamente io ad essere incazzato perché non riesco a fare la spesa e pagare le bollette o anche i miei colleghi sono nella stessa situazione! Vorrei che adesso si esprimessero i miei colleghi, vorrei sentire le loro voci, non quelle del sindacato a tal proposito».

A questo punto, ovviamente, riprendono la parola i sindacalisti, per cercare di tamponare la falla apertasi con l’esplosione della bomba: un lavoratore ha parlato??? È pure incazzato! Incredibile!

I sindacalisti fanno il loro solito sfoggio di belle parole: “scioperiamo per la difesa dei diritti dei lavoratori” (questa è la loro favola preferita!). Allora il nostro compagno cerca di interrompere nuovamente il loro monologo autoreferenziale, replicando: «Per i diritti?? Per fare la spesa direi... per il pane e le bollette! Storicamente lo sciopero si fa per colpire il padrone nel punto in cui è più sensibile: il profitto... per costringerlo a concedere ciò che i lavoratori pretendono!»

Il nostro compagno fa presente che i sindacalisti hanno parlato per più di un’ora, l’assemblea sta per terminare, poiché è a tempo, non più di un’ora e mezza… e gli stessi sindacalisti hanno chiesto ai lavoratori di esprimersi, ma di fatto non li si sta facendo parlare: «Ma questa è un'assemblea dei sindacati o un'assemblea dei lavoratori?». Ed il nostro compagno esprime nuovamente la richiesta di sentire l’umore e le rivendicazioni dei lavoratori.

A questo punto molti lavoratori chiedono informazioni riguardanti le ferie ed i permessi, poiché Amazon non li concede e le ferie sono imposte secondo date stabilite dall’azienda. Ma un lavoratore prende la parola per chiedere; cosa succederà dopo lo sciopero del 31? Dobbiamo continuerà a lottare per il rinnovo del contratto? Faremo altri scioperi?

Questa semplicissima domanda mette in difficoltà i sindacalisti, che rispondono in modo molto vago, balbettando, comunque senza lasciare esprimere i lavoratori sul proseguo della vertenza per il rinnovo contrattuale… a questo punto il tempo a disposizione dell'assembla finisce. Tanti saluti, il collegamento digitale si interrompe.



Sciopero farsa dei lavoratori delle telecomunicazioni. Il cosiddetto “picchetto”

Per testimonianza diretta, lo ‘sciopero’ a Cagliari si è ridotto ad una riunione dei dirigenti sindacali delle sigle confederali, presso una piazza isolata, nemmeno davanti alla sede regionale di Confindustria come proclamato: la scelta del luogo, a detta degli stessi sindacalisti, sarebbe dovuta all’intenzione di non creare fastidi!

In questo tristissimo scenario si schierava un gruppo spaurito di quadri sindacali, RSA e pochissimi lavoratori tesserati, 150 persone circa. Quasi tutti, come al solito, rigorosamente muniti dei gadget forniti dai sindacati: pettorine, bandierine, cappellini, fischietti e tric trac. Nella sostanza una riunione all'aperto dei vertici sindacali coadiuvati dalla presenza di pochissimi lavoratori ad uso dei mass media e della propaganda. Un rappresentante dell’UIL ha preso la parola, esordendo con un emblematico “Fratelli e sorelle…” come a messa. Non ci saremmo sorpresi se avesse concluso con: scambiatevi un segno di pace… con i padroni!



Che fare?

Questo è quello che i nostri compagni possono fare oggi. D’altronde gli stessi lavoratori delle telecomunicazioni non mostrano nessun segno di combattività e non hanno risposto nemmeno ai numerosi appelli dei pochi lavoratori combattivi che avrebbero voluto convocare delle assemblee in presenza, soprattutto quando sono emerse delle tensioni tra i lavoratori - legate ai controlli diretti in tempo reale, via telematica, da parte dei caporali/manager (che sarebbero vietati, art. 4 dello Statuto dei Lavoratori L. 300/1970), ai ritmi di lavoro fortemente usuranti, alla mancanza di permessi e alle ferie imposte dall’azienda. In contesti di disoccupazione generale, precarietà e miseria come quelli dell’Italia del Sud, i giovani lavoratori delle telecomunicazioni si sentono dei “fortunati”, dei privilegiati, e si comportano effettivamente come un’aristocrazia operaia, snobbando le rivendicazioni dei lavoratori dei call center e della logistica nella stessa azienda, chiedendo ancora maggiori diversificazioni salariali.

Solo la perdita di riserve potrà creare le condizioni per farli svegliare da questo lungo sonno e costringerli a lottare, facendo fallire i tentativi individuali di resistenza agli attacchi dei padroni e del loro Stato e spingendoli verso azioni collettive, di classe.

Per quanto noi si sia in antitesi aperta e costante, e quindi in lotta aperta con l’opportunismo che domina nei sindacati di regime, non spetta a noi “costruire” organizzazioni di lotta e di difesa. Per quanto possiamo auspicarle e stimolarle, queste devono nascere dalla spinta e dai bisogni dei lavoratori. Nostro compito esserci, lavorarci dentro, influenzarle sapendo che solo alla fine di questo lavoro si potrà presentare l'occasione di “dirigere”. Siamo comunque pronti e decisi a lavorare ovunque vi siano dei lavoratori combattivi. E nonostante tutto il senso di impotenza e frustrazione che la scarsa combattività attuale comporta, lo facciamo già! Per quanto ci è concesso dalle nostre forze e dalle condizioni oggettive.

«Con il sindacalismo di regime e i suoi rappresentanti è evidente la rotta di collisione ed è per questo che deve essere sempre chiara la differenza tra gli ‘organismi territoriali di lotta proletaria’, di cui auspichiamo la formazione, e le RSU e le sezioni sindacali aziendali: il che significa che, mentre si può tollerare che per ragioni pratiche lavoratori aderenti all'“organismo” abbiano in tasca una tessera sindacale, diventa necessario che esso propagandi e pratichi tutte le forme possibili di sindacalismo classista.

«Nell’attuale situazione storica, risultato di una profonda trasformazione delle forme di difesa del proletariato nell’epoca dell’imperialismo, l’organizzazione dei lavoratori si manifesta in due modi: in strutture sindacali del tutto integrate negli apparati politici ed economici dello Stato (per così dire, “nazionalizzate”, anche se formalmente “libere”), animate da un’aristocrazia operaia ancora ampia e diffusa sul territorio, definitivamente e rigidamente attestate sul fronte nemico, e in un insieme di strutture sindacali minute.

«In particolare, deve essere messa in evidenza la denuncia della delega sindacale tramite la quale la nostra classe viene consegnata nelle mani della borghesia (cioè, il meccanismo attraverso il quale le organizzazioni sindacali legalmente riconosciute, in accordo con il padronato e lo Stato, prelevano automaticamente la quota d’iscrizione dalla busta-paga dei lavoratori). Al posto dell’attuale organizzazione di regime, va propagandata una forma di organizzazione sindacale indipendente e di classe.

«Per uscire fuori dalle gabbie dei sindacati padronali ed organizzarsi in modo rivoluzionario, i lavoratori devono necessariamente indirizzarsi verso nuovi organismi di difesa economica, organismi territoriale di lotta per la difesa delle condizioni di vita e di lavoro.

* Un organismo territoriale di lotta per la difesa delle condizioni di vita e di lavoro dei proletari dev’essere aperto a tutti i lavoratori, ma chiuso agli interessi della borghesia e quindi agli agenti delle corporazioni sindacali di regime.

* Dev’essere un luogo di confronto decisionale per tutti i lavoratori (occupati in ogni settore, ma anche disoccupati, pensionati, precari delle più diverse forme, e comunque di ogni sesso, età, provenienza ecc.) che con la loro partecipazione attiva fondano l'unica unità proletaria possibile e necessaria, quella che parte dall’identificazione degli interessi sostanziali della nostra classe.

* Dev’essere uno strumento che, organizzando le forze che nascono nei luoghi di lavoro (e trasportandole fuori dalla prigione dei luoghi di lavoro), tende a superare le angustie degli interessi di categoria con il contributo della forza di tutti gli altri lavoratori.

* Dev’essere un mezzo di agitazione, cioè uno strumento attivo di sostegno e raccordo delle lotte che si aprono sul territorio, soprattutto quando la loro qualità esprime una tendenza allo scavalcamento delle compatibilità imposte ed espresse dagli apparati sindacali di regime.

* Deve esprimere e rafforzare la pratica delle lotte dei lavoratori e quindi proporre e utilizzare tutti quei metodi che, distorti e monopolizzati dalle organizzazioni di regime, ne esprimono la forza, affinché tornino a essere vere e proprie linee d’intervento di classe.

* Deve esprimere un’organizzazione funzionale, con una struttura che tenda a garantire stabilità e continuità.

* Il suo meccanismo decisionale non può essere quello di un’astratta democrazia proletaria o, peggio ancora, di un altrettanto idealistico unanimismo assembleare, ma deve essere espressione della qualità operativa di una maggioranza di lotta.

* Un tale organismo non può chiudersi alle esperienze di lotta sociale che si aprono sul territorio, lotte alle quali partecipano anche altri settori della popolazione (casa, servizi, ambiente, ecc.), ma vi deve introdurre in maniera intransigente non solo il punto di vista ma anche e soprattutto gli interessi dei proletari.

* Un tale organismo proprio perché non è di natura politica ma economica e sociale, non è chiuso al confronto tra le diverse posizioni politiche dei lavoratori che lo animano: anzi, ne favorisce la maturazione verso posizioni rivoluzionarie, internazionaliste e radicalmente anticapitalistiche; ma rifiuta di essere il terreno di un “dibattito fra gruppi politici”, terreno per sua natura sterile e dannoso.

«Si deve essere consci del fatto che ben difficilmente questi organismi possono, nell'ambito delle attuali leggi vigenti e con gli attuali rapporti di forza, diventare un soggetto contrattuale e avere l’autorità di “chiudere una vertenza”. Ma proprio per questo possono organizzare una combattività che rappresenti gli interessi di tutti i lavoratori, oltre i limiti della contrattazione stessa: promuovere e organizzare la lotta (e la sua difesa), coordinarla e sostenerla con casse di resistenza, individuando sempre un nucleo di lavoratori affidabili e combattivi che controllino i sindacalisti di professione, standogli alle costole in ogni momento della vertenza.

«Abbiamo più volte ribadito il fatto che, se l’esito dell’evoluzione dei sindacati nell'ambito della moderna fase imperialista ha trasformato la tradizionale struttura sindacale in un vero e proprio organo di controllo economico e sociale del proletariato, con ciò non è certo scomparsa la necessità della difesa economica, come non è scomparso l'antagonismo radicale e potenziale del proletariato nei confronti del capitale. Il procedere stesso della crisi economica, le contraddizioni che essa apre, le conseguenti derive sociali risospingono inesorabilmente i lavoratori di ogni stato imperialista su quel terreno di lotta e li costringeranno a darsi nuovamente strutture stabili di difesa. E queste saranno anche uno dei terreni di scontro tra i comunisti e il fronte variegato del nemico riformista borghese (cfr. il nostro opuscolo di agitazione, Per la difesa intransigente delle condizioni di vita e di lavoro dei proletari. Forme di organizzazione, metodi e obiettivi di lotta). Questo, in estrema sintesi, il percorso che coinvolgerà la nostra classe nella ripresa di lotte sul piano squisitamente sindacale e sociale: un percorso che non solo non è e non sarà lineare, ma che si nutre e si nutrirà sempre più di esperienze organizzative transitorie – un po' come l'energia potenziale che si va accumulando prima di esplodere»1.

N.B. Quando abbiamo scritto questa nota eravamo a metà 2025 e si era ben lontani dal definire un rinnovo del contratto per il settore delle telecomunicazioni e call center (circa 220 mila lavoratori coinvolti), nonostante il contratto fosse scaduto da tre anni. Questo significava, in concreto, salari bloccati con cui affrontare un periodo di forti aumenti generalizzati dei beni di prima necessità: alimentari e bollette più che raddoppiati! I sindacati confederali proclamavano scioperi farsa più che altro per una guerra di bottega con altre sigle sindacali, strumentalmente accusate di firmare contratti pirata, ma in sostanza era solo una guerra di tessere. In particolare, i sindacati confederali, che si adoperano continuamente a dividere il fronte dei lavoratori, accusavano allora strumentalmente CISAL di dividere i lavoratori del call center da quelli delle telecomunicazioni… In questa prima nota, abbiamo quindi analizzato questi aspetti, ma anche testimoniato le scarse possibilità di intervento nelle assemblee e pure, per quanto ci rammarichi, la scarsa combattività dei lavoratori. Pubblichiamo ora questa nota perché utile a comprendere in quale contesto si è arrivati alla firma di un nuovo contratto a novembre 2025. Di quest’ultimo contratto scriveremo prossimamente, ma basti qui anticipare che il rinnovo contrattuale non ha recuperato nemmeno la perdita del potere d’acquisto dei tre anni di vacanza contrattuale, non ha previsto nessuna una tantum per rimborsare la vacanza contrattuale di tre anni, prevede che i salari restino bloccati fini al 2029. I sindacati confederali hanno firmato un contratto che sancisce le differenze salariali e di condizioni di lavoro tra call center e telecomunicazioni: proprio ciò di cui accusavano la CISAL nel corso del 2025!

La recente proposta di contratto è stata avallata da assemblee sindacali-farsa cui solo una piccola parte dei lavoratori è stata convocata. Le assemblee si sono svolte da remoto e senza un sistema di voto certificato e verificabile dai lavoratori. I rarissimi lavoratori che hanno avuto il coraggio di prendere la parola per esprimere la propria rabbia sono stati tacciati e calunniati… come al solito. Inoltre, si tenga presente che Amazon non partecipa alle trattative sindacali in quanto non associata con le organizzazioni padronali firmatarie… Tutta questa vertenza si svolge nel contesto dell’avanzare minaccioso dell’Intelligenza Artificiale, che mette a rischio tutti i lavoratori del settore. Amazon, ad esempio, ha già annunciato decine di migliaia di licenziamenti a livello globale. Le stesse associazioni padronali (Asstel) valutano una perdita occupazionale del 20-30% nei prossimi anni in Italia, ossia decine di migliaia di posti di lavoro persi. Ma di tutto questo e del contratto parleremo più estesamente in un prossimo articolo: per ora, concentriamoci sul periodo e quindi sul livello della ‘lotta’ manifestato nel periodo precedente la firma del contratto.

1 “Organismi territoriali di lotta proletaria” Che cosa sono e che cosa devono diventare, il programma comunista, n. 3/2013.