Mercoledì, 20 Ottobre 2021

DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx a Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco. 


Tremate, tremate! Le disuguaglianze son tornate!

  • Categoria: n. 01, gennaio-febbraio 2020
  • Pubblicato: Mercoledì, 05 Febbraio 2020 21:50

Da alcuni anni, notiamo una seria preoccupazione, da parte della stampa “democratica”, per l’aumento continuo delle disuguaglianze sociali (fenomeno non solo italiano ma mondiale): tra chi ha il portafoglio pieno di banconote, chi ne tiene poche e fa sempre più fatica a riempirlo e chi lo ha proprio vuoto.

E la reazione della politica borghese, a fronte, di questo accrescimento delle disparità sociali? Creare osservatori, gruppi di studio, mobilitare eserciti di intellettuali, economisti, sociologi, che studiano, disegnano grafici, elencano numeri e percentuali, per ricercare e formulare diagnosi. La politica, poi, provvede a trovare una “cura”.

 

Abbiamo letto di recente il rapporto di uno dei tanti “Centri di studio”: il Forum Disuguaglianze e Diversità. E che propone il Forum? Il solito chiacchiericcio:

  1. Una strategia radicale che miri a ridurre le disuguaglianze.
  2. Intervenire nei processi della ricchezza per una pre-distribuzione della stessa.
  3. Intervenire sul lavoro precario e dare lavoro certo.
  4. Intervenire nelle aree meno sviluppate.
  5. Aumentare le coperture dello Stato Sociale.
  6. Dare la possibilità ai figli di uscire di casa e metter su famiglia.

Il Forum, dal canto suo, si farà carico di promuovere… una larga discussione che coinvolga tutta la “società civile”: sperimentandolo sul campo e portandolo dentro alle sedi delle istituzioni, con il motto: “Fare presto”.

Già dire “Fare presto” significa ammettere che la situazione socio-economica non è allegra e che il divario tra poveri e ricchi sta diventando una bomba sociale.

Da parte nostra, non vogliamo addentrarci nelle soluzioni visto che la “nostra soluzione” l’abbiamo da quel dì. Ma alcune domande sono doverose:

 “Le disuguaglianze non erano finite?”

 “Schiavi, patrizi e plebei, servi della gleba e operai ottocenteschi, non erano ricordi di una storia passata… ma passata passata? Storia da ricordare solo sui banchi di scuola?”

“Un passato di schiavitù, cancellato da una nuova classe sociale: la borghesia?”

“Da un nuovo Stato liberal-democratico?”

“Dalla ‘Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino’? e da tre parole magiche: Libertà, Uguaglianza e Fraternità?”

E’ chiaro che tutte queste domande sono fatte in modo ironico, perché noi conosciamo la risposta e siamo per una storia mai passata: “La storia di ogni società sinora esistita è storia di lotta di classi. Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in una parola oppressori e oppressi…”, ci ricorda il Manifesto del Partito Comunista. E ancora ci ricorda come lo Stato liberal-democratico abbia creato un nuovo soggetto sociale: il proletariato, una classe che, come quelle che l’hanno preceduta (schiavi, plebei, servi della gleba, garzoni, ecc.), nasce per combattere il proprio nemico: la classe dominante e, nel nostro caso, il capitale.

Viviamo di rendita… ricorda sempre il Manifesto: “L’operaio moderno, al contrario, invece di elevarsi col progresso dell’industria, cade sempre più in basso, al di sotto delle condizioni della sua propria classe”… il famoso portafoglio mezzo pieno, che storicamente va sempre più svuotandosi… Non servono studi, caro Forum Disuguaglianze e Diversità!

Non contento, sempre il Manifesto, come un pugile, usa un fastidioso jab: e, martellandoli, ricorda ai nostri “studiosi”: “(…) la borghesia è incapace di rimanere ancora più a lungo la classe dominante della società e di imporre alla società, come legge regolatrice, le condizioni di esistenza della sua classe. Essa è incapace di dominare perché è incapace di assicurare al suo schiavo l’esistenza persino nei limiti della sua schiavitù, perché è costretta a lasciarlo cadere in condizioni tali, da doverlo poi nutrire anziché essere nutrita. La società non può più vivere sotto al suo dominio, cioè l’esistenza della borghesia non è più compatibile con la società. Condizione essenziale dell’esistenza e del dominio della classe borghese è l’accumularsi della richezza nelle mani dei privati, la formazione e l’aumento del capitale; condizione del capitale; condizione del capitale è il lavoro salariato”.

Non abbiamo altro da dire ai “sapienti”, agli “studiosi”: le parole del Manifesto sono sufficienti. Possiamo solo rievocare una comica atmosfera surreale… Quando chiesero a Luigi XVI come stesse andando il suo reame e lui rispose: “Tutto a posto, niente da segnalare”. Poi, il 21 gennaio 1793, si rese conto che non tutto andava proprio bene…

 

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